Il surriscaldamento può costare all’Italia fino a 6 punti di Pil entro il 2050 e raddoppiare i rischi di rifinanziamento del debito italiano, in assenza di politiche di mitigazione e adattamento.

Lo afferma una nuova analisi del Cmcc – Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici – in collaborazione con Deloitte Climate & Sustainability e European University Institute.
Per l’Italia “già entro la metà del secolo il livello di Pil risulta inferiore rispetto allo scenario senza danni climatici di una quota compresa tra l’1,6% e il 4,2% nello scenario ad alta crescita, fino a raggiungere valori compresi tra il 2,2% e il 6,0% nello scenario tendenziale con temperatura più elevata – stima lo studio – In un contesto come quello italiano in cui la crescita è già strutturalmente bassa, questo si traduce in una perdita che può raggiungere il 15%”. La differenza “è particolarmente significativa se letta lungo l’intero arco dei venticinque anni considerati: una crescita più bassa riduce la base imponibile, indebolisce il denominatore del rapporto debito/Pil e incide sulla dinamica fiscale complessiva”.
i danni non colpiscono l’Europa in modo uniforme, spiega l’analisi: le regioni meridionali e orientali risultano più esposte, sottolinea il Cmcc.
Nel periodo 1980-2024, gli eventi estremi hanno causato nell’Unione europea perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro. Gli ultimi quattro anni rientrano tra i cinque anni con le perdite più elevate dell’intera serie storica: nel complesso, nel quadriennio 2021-2024 le perdite hanno raggiunto oltre 208 miliardi, più del 25% del totale degli ultimi 45 anni.
Queste stime riguardano soprattutto le perdite sugli asset fisici e non esauriscono l’insieme dei costi indiretti, sanitari, produttivi e distributivi associati al cambiamento climatico, ma soprattutto sociali.

