ROMA- Ad Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, è contestato l’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio e abusivismo finanziario. Le indagini – condotte dai militari dell’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo di Polizia Economico -, sono scattate dopo una serie di denunce presentate da privati che hanno affidato all’indagato somme di denaro nella convinzione di partecipare a un «Betting Group», denominato «Scommessa Collettiva», ideato e promosso attraverso i social network.
«L’attività – spiega una nota – riscuoteva l’adesione di un numero considerevole di clienti che per l’affidabilità nella figura dell’ideatore proponente, la promessa di rendimenti elevati e garantiti in termini percentuali ben oltre i tassi offerti sul mercato finanziario, l’utilizzo di presunti algoritmi e di strategia di scommessa infallibili, sono stati indotti a consegnare ingenti somme di denaro (anche superiori a 100.000 euro per vittima) per l’acquisto di «quote» di partecipazione, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e la remunerazione prospettata».
Analizzando le movimentazioni finanziarie sui conti correnti dell’indagato nell’ultimo quinquennio, è «stata accertata la raccolta di oltre 4,7 milioni di euro. Solo una parte di tali somme sono risultate correlate ad attività di scommesse sportive, mentre la gran parte dei fondi ricevuti sarebbe stato destinato a diversi utilizzi, tra cui trasferimenti verso soggetti terzi e sostenimento di spese personali per l’acquisto di beni di lusso quali orologi, lingotti e monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per l’effettuazione di viaggi», conclude la Gdf.
Secondo quanto ricostruito dal GIP di Roma, Giulia Arcieri, nell’ordinanza di custodia cautelare, le vittime si fidavano ciecamente di Adinolfi a causa della sua notorietà pubblica. La fiducia derivava dal suo passato politico a livello nazionale, dalla sua attività giornalistica e dalla fondazione di partiti orientati al sostegno della famiglia e a forti principi religiosi e morali tradizionali. A questo si univa la sua fama di esperto giocatore di poker, che si dichiarava in grado di azzerare il fattore rischio grazie a specifici algoritmi.

“Si deve rimarcare la scaltrezza, la pervicacia, la spregiudicatezza nella complessiva elaborazione ed attuazione del progetto criminoso, indicativa di una specifica volontà, oltre che abilità, nella movimentazione dei rilevanti flussi di denaro, che evidenziano una spiccata propensione all’occultamento dei flussi reddituali e all’elusione dei controlli dell’amministrazione finanziaria”. Lo afferma il gip di Roma nell’ordinanza cautelare.

