Sylvester Stallone taglia oggi un nuovo traguardo con una carriera artistica come pochi.
Non è mai stato un semplice attore: è un modo di essere, sempre in azione. Correre, resistere, rialzarsi, combattere. Da oltre mezzo secolo il suo cinema non celebra gli eroi, ma la fatica nel diventarlo. E le sue scene più iconiche non sono semplici immagini, ma un’eredità che continua a guidare generazioni intere.

La sua carriera è un mix di muscoli, ferite, risalite e sfide che hanno attraversato cinque decenni di cinema pop, trasformando due personaggi su tanti – Rocky e Rambo – in modelli universali. Perché non raccontano solo due storie, ma due modi opposti e complementari di stare al mondo: Rocky è l’uomo comune che diventa eroe, Rambo è l’eroe ferito che non riesce più a tornare uomo. Il primo incarna la fatica, la disciplina, la possibilità del riscattarsi dalla miseria; il secondo porta sulle sue spalle la guerra, la solitudine, l’istinto di sopravvivenza come unica via possibile. Entrambi funzionano come immagini universali perché concentrano l’eroismo nella sua essenza: da una parte la realizzazione, dall’altra la distruzione. E in questo doppio loop – rialzarsi e resistere, combattere, sopravvivere, affrontare le proprie paure e debolezze – il pubblico vede qualcosa che va oltre il cinema: un modello emotivo, quasi primordiale, che continua a incantare tutti.
La più grande emozione in Rambo è vederlo piangere a dirotto dopo aver messo a ferro e a fuoco una intera cittadina. In Rocky tutti hanno gridato “Adrianaaaaa!”.

La filmografia di Sly non si riduce ai soli Rocky e Rambo, ma anche negli anni ’80/’90 “I falchi della notte”, “Cobra”, “Demolition Man”, “Dredd-la legge sono io”, e i più recenti Mercenari, con altri big come Schwarzenegger e Chuck Norris.

Doppia curiosità, anzi, tripla: Il suo iconico sorriso è dovuto ad una paralisi, conseguenza di complicazioni da parto. Stallone ha cominciato la sua carriera nei film XXX, ma è con Woody Allen, in un cameo breve nel film “Il dittatore dello stato libero di Bananas” che inizia la sua carriera.
Fu costretto, a causa di ristrettezze economiche, a vendere il suo cane per pochi dollari. Appena incassò il suo compenso dal film Rocky, lo ricomprò, seppur a una cifra spropositata.
Auguri, Sly!
(Fonti: LaRepubblica, CorrieredellaSera)

