Fa sempre effetto vedere Ursula Andress uscire dall’acqua nel primo film 007 con quel bikini bianco che sembra un costume da eroina dei fumetti.
Nato ufficialmente 80 anni fa, ha una storia ben più lunga: comparve infatti per la prima volta durante il periodo imperiale romano (I-II secolo d.C.).

Il bikini, da quanto si apprende nella ricognizione storica effettuata da una rivista come “Focus” “non serviva in origine per nuotare, perché all’epoca si nuotava nudi. Né serviva per prendere il sole in spiaggia, pratica diventata abituale parecchi secoli dopo. A quanto pare il bikini era utilizzato soprattutto per l’atletica, la danza e nelle scuole di ginnastica”.

Era il 1946 quando, in Francia, lo stilista Louis Réard presenta in una collezione di costumi da bagno un modello che è l’antesignano, il prototipo di ciò che conosciamo noi oggi. Modello rinominato, tanto per dare un’idea dell’effetto (desiderato) che l’indumento poteva suscitare, nientemeno che “atome”.

Ma si dà anche il caso che proprio quell’anno gli Stati Uniti fecero esplodere nel Pacifico, su di un atollo chiamato Bikini (situato nelle isole Marshall), alcuni ordigni nucleari. Poiché, ovviamente su piani diversi, questo evento fece tanto scalpore quanto l’introduzione del nuovo costume, gli stilisti ribattezzarono l’ormai celebre capo d’abbigliamento con lo stesso nome dell’atollo.
Da allora questo simpatico capo del guardaroba femminile è entrato prepotentemente a far parte dell’armamentario seduttivo del gentil sesso, variato e disegnato in mille maniere, alcune delle quali fra le più impensabili (soprattutto da parte di stilisti fantasiosi come Jean Paul Gaultier).
Dapprima indossato da attrici e cantanti, che lo indossavano per esibire le loro forme solitamente perfette (o solo per suscitare un po’ di scalpore), con il tempo è diventato “patrimonio comune” delle donne di tutto il mondo e di ogni condizione sociale.
Grazie, Monsieur Reard!
(Fonte: luinonotizie.it)

