Nato a Brooklyn nel 1966, Tyson cresce in un contesto difficile, segnato da povertà e criminalità. La svolta arriva quando incontra Cus D’Amato, allenatore e mentore che ne intuisce il talento straordinario e lo guida anche sul piano umano. D’Amato diventa una figura quasi paterna e gli insegna il celebre stile “Peek-a-Boo”, basato su guardia strettissima, movimenti rapidi del busto e contrattacchi esplosivi con combinazioni gancio-montante. Sotto la sua guida Tyson debutta tra i professionisti nel 1985, costruendo una serie impressionante di vittorie per KO che lo impongono rapidamente all’attenzione mondiale.

Diventò campione a soli 20 anni

Mike Tyson aveva appena 20 anni quando, battendo Trevor Berbick ai punti, conquistò il titolo di campione del mondo dei pesi massimi. Un titolo che terrà stretto per quasi cinque anni sino all’inaspettata sconfitta contro Douglas. Era basso per la categoria, Iron Mike: appena 1,78 cm. Ma con un destro micidiale. Tyson vinse i suoi primi 19 incontri per KO, 12 dei quali alla prima ripresa. Un anno dopo vinse anche i titoli WBA e IBF, divenendo campione indiscusso e il primo peso massimo a unificare i campionati del mondo. Nel 1988 divenne campione lineare quando mise KO Michael Spinks in 67 secondi. Difese le sue cinture in nove occasioni, prima di venire sconfitto per KO da Buster Douglas in ciò che fu definita come una delle più grandi sorprese nella storia dello sport.

Il carcere e il ritorno sul ring

Nel 1992 fu accusato di stupro nei confronti di Desiree Washington e condannato a 6 anni di carcere. Durante la sua detenzione si convertì all’Islam e assunse il nome di Malik Abdul Aziz. Rilasciato nel marzo 1995, fece il suo ritorno sul ring e nel 1996 vinse i titoli WBC e WBA sconfiggendo rispettivamente Frank Bruno e Bruce Seldon per KO. Ciò lo rese tra i pesi massimi capaci di riconquistare una cintura della divisione dopo averla persa.

L’orecchio dell’ avversario Holyfield staccato a morsi

Dopo essere stato privato del mondiale WBC, perse la corona WBA in un match contro Evander Holyfield nel novembre dello stesso anno e nella loro rivincita fu squalificato per aver morso le orecchie dell’avversario staccandogli un pezzo di cartilagine dell’orecchio destro. Nel 2002, a 35 anni, affrontò Lennox Lewis per il titolo mondiale, venendo sconfitto per KO. Nel 2005 all’età di ormai 39 anni, dopo ulteriori insuccessi contro Danny Williams e Kevin McBride, annunciò il suo ritiro. Nel marzo 2024 viene nuovamente annunciato un suo ritorno sul ring, inizialmente previsto per il 22 luglio, ma poi spostato al 15 novembre per ragioni di salute da parte di Tyson. L’evento consiste in un match contro il pugile-youtuber Jake Paul e viene trasmesso in diretta streaming su Netflix, vedendo la vittoria di Paul ai punti, e incassando diversi milioni di dollari.

La storia di Mike Tyson è quella di un talento unico (a modo suo) e di una potenza senza precedenti, ma anche di fragilità esistenziale e scelte controverse che lo hanno segnato interiormente. Un campione come pochissimi, capace di lasciare la sua impronta in un’epoca e allo stesso tempo di trascendere lo sport, diventando icona vivente di successo ma anche di  caduta.

Una volta ha detto: “Fuori dal ring tutto è così noioso.”

Nota curiosa: Se avete auto tra le mani il videogioco a lui dedicato “Punch Out”(Nintendo 8bit) sapete di cosa è capace.

 

 

(Fonti: Skysport, Sportal.it)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.