Secondo questa teoria in un universo parallelo esistono delle versioni di noi per cui quei ricordi distorti sono reali. La falla sta solo nell’averli immagazzinati erroneamente nella memoria “sbagliata”, in un mondo che non li può riconoscere come veritieri. L’io che conta su un’immagine distorta, quindi, sta solo riportando alla mente qualcosa che un’alternativa versione di sé, altrove, ha vissuto davvero. Un’ipotesi tanto avvincente quanto fantasiosa, ammettiamolo. Sarebbe utile per giocare i numeri al lotto…

L’effetto Mandela nei film

Ad esempio in Biancaneve la regina/strega Grimilde non ripete la parola “Specchio” rivolgendosi al suo fidato amico, ma dice “Specchio, servo delle mie brame”. Forrest Gump spiega che “La vita è uguale a una scatola di cioccolatini” e non “è come una scatola di cioccolatini”, versione che viene spesso riportata e addirittura citata in altri film. Una sottigliezza a prima “vista” insignificante, certo, ma pur sempre reale.

La scienza dietro la creazione dei falsi ricordi

Gli studi scientifici sull’Effetto Mandela sono ancora relativamente recenti, ma i ricercatori studiano già da decenni la scienza dietro la creazione di falsi ricordi. Questo fa parte del lavoro che Aileen Oeberst svolge come professore di psicologia sociale all’Università di Potsdam in Germania.

Secondo Oeberst, uno dei motivi per cui i ricordi sono così fallibili è che il cervello utilizza la stessa area, l‘ippocampo, sia per l’immaginazione, sia per la memorizzazione dei ricordi.

“Questo suggerisce già alcune importanti conseguenze per i falsi ricordi”, afferma lo studioso. “Sappiamo dalla ricerca che se le persone immaginano qualcosa ripetutamente, tendono a credere a un certo punto di averlo realmente vissuto e che si tratti fondamentalmente di un ricordo”.

Quando si richiama un ricordo, il cervello non lo riproduce come un video, ma piuttosto lo ricostruisce, rendendolo suscettibile a errori di memoria. Ad esempio, un individuo potrebbe colmare le lacune della propria memoria con dettagli che ritiene veritieri sulla base di stereotipi. Oppure potrebbe filtrare un ricordo attraverso una lente emotivamente carica, finendo per ricordare ciò che è accaduto come migliore o peggiore di quanto fosse in realtà.

I ricordi nuovi, carichi emotivamente e rilevanti per noi stessi sono più soggetti a questi cambiamenti perché tendiamo a ricordarli e a parlarne spesso, afferma Oeberst.

 

 

 

 

 

(Fonti: Wired, NationalGeographic)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.