Potreste immaginare la vostra vita senza vedere né sentire?
È la condizione in cui versano in Italia circa 360mila persone con sordocecità e pluridisabilità psicosensoriali, molte di loro “prigioniere” tra le mura domestiche, isolate dal mondo esterno.
Essere considerati cittadini che possono portare il loro contributo alla società, al pari degli altri: è questo il messaggio lanciato dalla comunità delle persone sordocieche alle istituzioni e all’opinione pubblica in occasione della giornata internazionale della sordocecità, che ricorre il 27 giugno.
Non si tratta di pietismo ma, piuttosto, un cambio di posizione culturale che parta dalla rimozione dei molti ostacoli che ancora oggi esistono nell’accesso a servizi e a diritti (riconosciuti da varie leggi in vigore) e impediscono, a chi non vede e non sente, di avere una vita dignitosa.

La Lega del Filo d’Oro da 61 anni è più di un faro in Italia per l’assistenza sanitaria, la riabilitazione e il reinserimento delle persone sordocieche e con pluridisabilità complesse nella famiglia e nella società.
L’anno scorso ha preso in carico 1.405 persone provenienti da tutta Italia (con retta a carico della Asl di residenza) – il 74% in più rispetto a dieci anni fa -, sia nella sede nazionale di Osimo in provincia di Ancona, sia nelle sedi territoriali diffuse in 12 Regioni (a breve saranno 13).
Nella sede principale, a Osimo, c’è il primo punto di arrivo alla Lega del Filo d’Oro, ovvero il Centro diagnostico, preposto a diagnosi e valutazioni da parte di un’equipe interdisciplinare (composta da medici, infermieri, educatori professionali, psicologi, terapisti, assistenti sociali, etc.) per definire i tipi di minorazione del nuovo ospite, verificarne le abilità e la risposta agli stimoli, pianificare un percorso educativo e riabilitativo individuale – col coinvolgimento della famiglia – e adeguati sistemi di comunicazione che consentano di relazionarsi col mondo esterno e recuperare la maggiore autonomia possibile.

Il presidente della Lega del Filo d’Oro, Rossano Bartoli: «Ogni persona ha delle potenzialità che può esprimere se aiutata da interventi educativi e riabilitativi, da tecnologie e personale qualificato».
Aumentano volontari e operatori
La crescita della Fondazione è accompagnata anche dall’espansione della rete di volontari e professionisti. Nel 2025 i volontari attivi erano 769, quasi il 30% in più rispetto a dieci anni fa. Complessivamente hanno dedicato oltre 64mila ore di attività, la maggior parte delle quali a diretto contatto con gli utenti. Anche il personale è aumentato in modo significativo. L’organico supera oggi le 800 persone e nove dipendenti su dieci hanno un contratto a tempo indeterminato, un dato che testimonia la volontà della Fondazione di investire nella continuità e nella qualità dei servizi offerti.
(Fonti: CorrieredellaSera, disabilita.governo.it)

