La Cassazione: “Impagnatiello voleva uccidere Giulia già molti mesi prima”

Nel giugno del 2025  la Corte d’Appello di Milano aveva confermato l’ergastolo per l’ex barman, che uccise la fidanzata incinta con 37 coltellate nella loro casa a Senago (Milano) e fece ritrovare il corpo dopo quattro giorni.

I giudici, tuttavia, esclusero l’aggravante della premeditazione, mantenendo quelle della crudeltà e del vincolo della convivenza.
Una decisione che aveva scatenato la rabbia dei familiari della vittima: “Vergogna, vergogna. La chiamano legge ma si legge disgusto”, aveva scritto sui social la sorella Chiara dopo la sentenza.
I giudici d’appello – riassume la Suprema Corte (prima sezione penale, presidente Monica Boni) che ha accolto il ricorso della Procura generale milanese diretta da Francesca Nanni e gli argomenti del sostituto pg in Cassazione Elisabetta Ceniccola – avevano “escluso la fondatezza della tesi per la quale la somministrazione del veleno era finalizzata a provocare, anche alternativamente, la morte della compagna, finendo così per collocare l’insorgenza del proposito omicidiario” di Impagnatiello solo alle ore 17 del 27 maggio di tre anni fa. E così escludendo, di fatto, la premeditazione. In Cassazione erano intervenuti anche l’avvocata Samanta Barbaglia per l’imputato e il legale Nicodemo Gentile, che assiste Franco Tramontano, padre di Giulia.
La Cassazione fa luce nelle 16 pagine di motivazioni su una serie di “fratture” nelle motivazioni di quel verdetto di secondo grado, ritenendo fondata, in sostanza, la “collocazione temporale dell’insorgenza del proposito criminoso dalle ore 15 alle 19” del giorno del delitto e la “comprovata finalizzazione della condotta di somministrazione della sostanza tossica, tenuta sin dal dicembre 2022”. E ciò per provocare in alternativa “la lesione o la morte della vittima, procurando l’aborto”.
Per la Suprema Corte, “l’intenzione” dell’omicidio, poi, può essere ricondotta “a qualche ora prima”, quando Impagnatiello venne a sapere quel pomeriggio “dell’appuntamento forzato al quale egli non aveva proprio intenzione di prendere parte”, ossia l’incontro tra Giulia Tramontano e l’altra donna con cui lui aveva una relazione parallela. Poi, la sentenza d’appello, si legge, ha trascurato quell’aumento di dosi di veleno per topi “nell’ultimo mese e mezzo” e le sue “ricerche” on line di informazioni su “veleni letali” e “veleni mortali fatti in casa”. In più, il 7 gennaio del 2023, “due giorni dopo avere dissuaso la compagna dal sottoporsi all’aborto programmato”, il barman aveva cercato on line “quanto veleno per topi è necessario per uccidere una persona? Veleni inodori e insapori”.
Nel processo d’appello bis verrà rivaluata la premeditazione, tenendo conto, scrivono i giudici, dei “principi di diritto” indicati nella sentenza e del “complessivo svolgimento dei fatti relativi al rapporto tra imputato e vittima” dal dicembre 2022 e con “particolare riguardo al pomeriggio del 27 maggio 2023”.

La povera Giulia era incinta di un bimbo che avrebbe voluto chiamare Thiago.

 

 

 

(Fonte: ANSA)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.