Cella troppo affollata, pakistano condannato per violenza sessuale (su minore) esce prima dal carcere

Prato-Un 61enne uscirà dal carcere 6 mesi e mezzo prima del termine della condanna perché il Tribunale di Firenze ha accolto la sua richiesta.

Un cittadino straniero di 61 anni, condannato per violenza sessuale su minore, potrà beneficiare di uno sconto di pena pari a 199 giorni. Il motivo? Le condizioni “degradanti” e “disumane” in cui è stato costretto a vivere durante il periodo di detenzione nel carcere della Dogaia a Prato (in Toscana). Stando a quanto riportato da La Nazione, questo è quanto stabilito dal tribunale di Sorveglianza di Firenze accogliendo la richiesta dell’uomo, assistito dall’avvocato Andrea Palazzeschi, che da 2017 è detenuto nella casa circondariale di Prato per scontare una condanna definitiva a 12 anni per violenza sessuale su un minore.

Il detenuto, tramite il proprio legale, avrebbe più volte sollecitato il tribunale di sorveglianza a intervenire a causa delle condizioni da lui ritenute “degradanti” a Prato.

Tra le problematiche constatate dallo stesso tribunale ci sarebbe il sovraffollamento: in una cella da due persone sarebbero reclusi tre detenuti, lasciando lo spazio a loro disposizione sotto i tre metri quadrati, limite imposto per legge. Il tribunale ha a quanto sembra accertato che l’uomo è rimasto per 2.026 giorni nella cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi angusti e ristretti. Ed oltre ad avergli concesso lo sconto della pena per la ristrettezza della cella (calcolando, come prevede la legge, un giorno in meno di carcere ogni 10 di sovraffollamento o condizioni degradate) gli ha perfino disposto 288 euro a titolo di risarcimento per altri 16 giorni di detenzione “degradante”. E’ così, l’uomo sarà a quanto sembra scarcerato nei prossimi mesi, con quasi un anno di anticipo rispetto a quanto previsto dalla pena che gli era stata inflitta.

L’avvocato si basa sulla testimonianza dell’assistito e sui report redatti annualmente da Antigone, associazione nazionale che si occupa dei diritti delle persone detenute. “Il carcere della Dogaia è presente in quasi tutti i report dal 2018 in poi”, sottolinea.
E’ una questione di umanità. L’Italia, è un paese “civile”. Fosse capitato nel paese d’origine del detenuto, avrebbe condiviso la cella con il triplo di persone.

Gli altri casi

Quella del condannato pakistano potrebbe non rimanere una vicenda isolata. Pochi giorni fa, nel vicino carcere fiorentino di Sollicciano, il tribunale ha decretato il sequestro di sette sezioni con trasferimento e ricollocazione altrove di 230 detenuti per carenze igienico sanitarie e per rischi, pericoli dall’impianto elettrico. I trasferimenti da Sollicciano ad altri penitenziari sono stati ordinati dal gip di Firenze, che ha dato indicazioni di fare le traduzioni con una tabella di marcia di 15 giorni in 15 giorni in modo da esaurire il fabbisogno in un paio di mesi.

E secondo quanto emergono sarebbero numerosi i ricorsi all’ufficio della Sorveglianza adducendo, proprio, la grave situazione strutturale dei penitenziari e le inique condizioni di detenzione. Potrebbero essere decisi altri tagli alle condanne definitive.

 

 

(Fonti: IlGiornale, Fanpage; Leggo)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.