Iran, la cantante Parastoo condannata a 74 frustate perché senza velo in un video sul web

L’esibizione di Parastoo risale a un anno e mezzo fa, quando la giovane canta al Caravanserraglio Dayr-e Gachin, nella provincia sacra di Qom, cuore dell’islam sciita. L’11 dicembre 2024 Parastoo si presenta senza velo, violando il “codice di modestia” che è uno dei punti fondamentali della repressione del regime.

Arrivata adesso la condanna, a lei e a 8 fra musicisti e membri della produzione, per non aver rispettato le “norme legali e religiose”, aver cioè “prodotto e pubblicato contenuti volgari e contrari alla morale nello spazio virtuale”. Parastoo non ha indossato l’hijab (il velo), ha cantato alla presenza di uomini e ha diffuso il suo concerto su Internet. Oltre alle 74 frustate, la cantante e i colleghi sono stati condannati a due anni di divieto di attività artistica e viaggi all’estero.

“Il regime ha massicciamente spostato l’apparato repressivo online”, ha dichiarato l’attivista italo-iraniana Pegah Moshir Pour (sopra, in foto), dopo che l’Iran ha segnato il record di 88 giorni consecutivi di stop a internet, ora parzialmente ripristinato. “Lo spazio digitale, rifugio degli artisti per aggirare i divieti, viene trattato come un perimetro in cui identificare e punire i dissidenti. Mi appello a cantanti, musicisti, rapper, producer e creator italiani. Non restate in silenzio mentre una collega viene cancellata dal regime. La musica è un diritto umano”.

Il regime iraniano continua con i suoi soprusi, ma questo a Trump non interessa.

Donna Vita Libertà.

(Fonte: IlGiornale)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.