Alle ore 05:12 del 18 aprile 1906, a San Francisco, in California, una  fortissima scossa di terremoto di magnitudo 8.3 si abbatte sulla città, danneggiando o distruggendo gran parte degli edifici. I morti nella baia furono circa 3.000. Quasi un secolo prima, la mattina dell’8 dicembre 1812, si era verificato un altro fortissimo terremoto nella zona. Le vittime furono decine. In entrambi i casi fu coinvolta la famigerata faglia di Sant’Andrea, una delle più pericolose al mondo proprio perché può scatenare terremoti  potenzialmente devastanti in un’area densamente abitata.

Oggi vivono decine di milioni di persone in un raggio di 80 chilometri dalla faglia, e il rischio del cosiddetto “Big One” – ovvero un sisma catastrofico di altissima magnitudo – è più che reale e concreto.

Non è possibile prevedere i terremoti, ma i risultati di un nuovo studio evidenziano uno panorama assai preoccupante. In un punto specifico della faglia di Sant’Andrea chiamato Cajon Pass, dove si incontra con quella di San Jacinto, i ricercatori hanno osservato, attraverso  uno specifico modello tettonico, che alcuni segmenti hanno raggiunto un livello di stress critico, il più alto osservato negli ultimi 1.000 anni. Non sappiamo quando questo stress verrà scaricato, liberando un’immensa quantità di energia tellurica; sappiamo solo che ci troviamo in una finestra temporale delicata, con un accumulo di stress senza precedenti.

Significa che il Big One potrebbe scatenarsi  da un momento all’altro e senza alcun preavviso, con un grande impatto catastrofico sulle numerose comunità che vivono nell’area interessata. Nel caso in cui dovesse innescarsi, sarebbe coinvolto principalmente il segmento meridionale della faglia, con un impatto maggiore sulle città di Los Angeles, Riverside, San Bernardino e altre.

Proprio come nei disaster movies di Hollywood.

Interessati al fenomeno sismico il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università delle Hawaii a Mānoa, la Scuola di Scienze della Terra e Sostenibilità della Northern Arizona University, l’Earthquake Science Center dello U.S. Geological Survey (Servizio Geologico degli Stati Uniti) e la Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California San Diego.

I ricercatori sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a punto un modello tettonico in grado di simulare in 4D il ciclo sismico nell’area della faglia di Sant’Andrea. Tra i dati impiegati figurano la storia paleosismica millenaria, gli slip rate geologici, il modello viscoelastico Maxwell e altri parametri altamente tecnici, sottolineando che Cajon Pass è un sito critico per potenziali fratture perché proprio qui si incontrano la faglia di Sant’Andrea (segmenti MOS e NSB1) e quella di San Jacinto (segmento SJB).

In base alle simulazioni, i tassi di accumulo riscontrati sono di ~1.8 MPa/100 anni per MOS, ~1.0 MPa/100 anni per NSB1 e ~1.4 MPa/100 anni per il sopracitato SJB, e ciascuno di essi presenta un proprio range di rottura (non un valore preciso). Per i ricercatori siamo nello stesso scenario che diede vita al grande terremoto del 1812. Nei vari scenari testati, la rottura e l’innesco del Big One sono possibili, ma – come indicato – non è possibile sapere quando ciò si verificherà nel mondo reale, dato che ad oggi non è possibile prevedere i terremoti.

Gli scienziati sottolineano che le rotture di faglia congiunte non sono legate a una soglia fissa, bensì al livello di stress accumulato dai vari segmenti. Al momento il rischio di una grande rottura multi-segmento è considerato elevato, ma non è possibile prevederla in modo deterministico. Gli autori dello studio spiegano che il modello messo a punto può essere prezioso non solo per la pianificazione delle emergenze, la valutazione dei rischi e l’urbanistica in un contesto delicato come quello della faglia di Sant’Andrea, ma anche altrove. I dettagli della ricerca “Cajon Pass and the Southern San Andreas Fault System: Earthquake Cycle Stress Accumulation and Present-Day Loading” sono stati pubblicati sul Journal of Geophysical Research: Solid Earth.

Forse servirebbe proprio adottare le metodologie di questi studi scientifici per analizzare lo Stretto di Messina nel quale si verificò un devastante terremoto il secolo scorso.

 

 

 

(Fonte: Fanpage)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.