Femminicidio Saman, Pg Cassazione chiede conferma condanne: ”Violenza estrema, movente ignobile”

“L’omicidio di Saman, pur avendo radici culturali proprie, tradisce il ricorso a una violenza estrema e sproporzionata, scelta come unico strumento per ‘emendare una presunta colpa’ (la volontà di libertà della ragazza), che realizza la natura turpe e ignobile del movente”. In trentatré pagine la procura generale della Cassazione con una memoria scritta, che l’Adnkronos ha potuto visionare, firmata dall’avvocato generale Marco Dall’Olio e depositata in vista dell’udienza prevista per domani del processo per l’omicidio di Saman Abbas, la 18enne pachistana uccisa nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 a Novellara di Reggio Emilia, chiede di rigettare i ricorsi degli imputati e di confermare i quattro ergastoli inflitti il 18 aprile dello scorso anno dalla Corte di Appello di Bologna ai genitori della ragazza, Habbar Abbas e Nazia Shaheen e ai cugini Noman Ul Haq e Ijaz Ikram, accusati di omicidio e soppressione di cadavere, e i 22 anni di reclusione decisi per lo zio, Danish Hasnain, che in primo grado era stato condannato a 14 anni, riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti, valutate equivalenti alle circostanze attenuanti generiche già concesse per la collaborazione prestata per il ritrovamento del corpo. I giudici di merito avevano ribaltato la sentenza di primo grado nei confronti dei cugini della vittima, che erano stati assolti e poi condannati all’ergastolo, riconoscendo le aggravanti di premeditazione e motivi abietti. Saman fu attirata dalla madre con l’inganno e  uccisa nel vialetto davanti a casa e sepolta in una buca a poca distanza dall’abitazione familiare a Novellara. Ad allertare le forze dell’ordine era stato il fidanzato della 18enne. Il corpo della giovane venne ritrovato dopo un anno e mezzo, il 18 novembre del 2022, dopo che lo zio fuggito a Parigi e in seguito catturato, indicò agli investigatori il luogo dove era stata sepolta. Le indagini si erano sempre concentrate sull’ambito familiare.

Il femminicidio della giovane ragazza, va ricordato, fu perpetrato in seguito alla rifiuto di lei di sposare un parente in Pakistan tramite matrimonio combinato. Un caso, questo, di rigida ottusità etnica e mancata integrazione al modello occidentale.

 

 

Donna Vita Libertà.

 

 

 

 

(Fonte: ADNKronos)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.