Chat sessiste e filmati rubati sugli autobus: primo indagato

Spunta un primo indagato nel caso della chat con commenti sessisti e immagini di donne rubate dalle videocamere di sorveglianza sui mezzi del trasporto pubblico di Milano.

Si tratta del dipendente Atm fotografato nei giorni scorsi da una passeggera mentre guardava la chat “ Ticinese staff’. È proprio da quella immagine che gli investigatori della Polizia locale sono arrivati a perquisire anche altri quattro dipendenti, per ora non indagati, che in quei momenti stavano scrivendo nella chat. Il reato ipotizzato dai pm Grazia Colacicco e Carlo Enea Parodi è quello di accesso abusivo a sistema informatico.

La Procura di Milano ha deciso di far luce sulla vicenda in seguito alla denuncia dell’azienda dei trasporti, che si è subito attivata sospendendo i dipendenti coinvolti, anche dalla retribuzione.

Il Fatto

Tutto è iniziato qualche giorno fa a bordo di un tram della linea 15, lungo la tratta che collega Milano e Rozzano. Una giovane passeggera ha notato sul telefono di un dipendente Atm in pausa una chat in cui comparivano immagini di donne accompagnate da battute sessiste e frasi oscene.

Si tratta di fotogrammi estratti dalle telecamere installate sui mezzi pubblici. Da quella segnalazione sono iniziati gli accertamenti che hanno portato gli investigatori a risalire ai primi partecipanti del gruppo – tra cui ci sarebbe anche un pensionato Atm – e ad approfondire l’ipotesi di un utilizzo illecito dei sistemi di videosorveglianza.

Gli inquirenti, che ai cinque dipendenti perquisiti hanno anche sequestrato cellulari e altro materiale informatico, intendono stabilire l’origine di quelle immagini, se siano state carpite fotografando i filmati del sistema di videosorveglianza interno dei mezzi, che gli autisti possono vedere, o entrando in modo più complesso e illecito nei sistemi centrali di raccolta dei video di sicurezza. Solo in questo secondo caso, l’ipotesi contestata di accesso abusivo a sistema informatico sarebbe molto più concreta. Da stabilire anche quante persone facessero parte della chat e da quando fosse attiva. A quel punto, pure altri dipendenti potrebbero essere indagati.

Resta da chiedersi di quanto e come sia possibile fidarsi persino di un autista di autobus. Non si è mai sicuri, ovunque, con il rischio che immagini della propria persona finiscano in mano di “maniaci pervertiti 2.0” .

 

 

 

(Fonte: IlMattino)

 

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.