Non basta più avere un lavoro per tirare avanti.

Il rapporto Caritas sulla povertà in Italia 2026 segnala innanzitutto come Caritas non abbia mai aiutato così tante famiglie nel nostro Paese. “Nel 2025 – si legge nel dossier presentato oggi – la rete Caritas in Italia ha accompagnato 282.539 persone, numero che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari poiché l’intervento mira sempre a rispondere ai bisogni dell’intero nucleo. Si tratta del valore più elevato mai registrato. Rispetto al 2024 si segnala una crescita del +1,7%”.

I dati provengono da 3.520 servizi informatizzati distribuiti in 206 diocesi italiane (pari al 94,5% del totale), presenti in tutte le 16 regioni ecclesiastiche d’Italia e corrispondenti a circa la metà dei servizi Caritas. “La povertà – sottolinea quindi il Report – tende sempre più a perdere il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo i contorni di una ‘strutturale normalità'”. “Non si registrano flessioni rispetto al periodo precedente alla pandemia – aggiunge -, a conferma di una povertà che tende a radicarsi e a diventare condizione stabile nella vita di molte famiglie”. Tra le tendenze più significative emerge l’aumento della componente anziana. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è cresciuto del 191%, a fronte di una crescita complessiva dell’utenza pari al 48%. È un dato che richiama l’attenzione su un intreccio sempre più stretto tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale. Accanto all’invecchiamento cresce infatti anche la solitudine.

Le persone sole sono passate, nello stesso arco di tempo, da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. Il Report mette in luce inoltre il rafforzarsi dei bisogni sanitari (+69%), compresi quelli di natura psicologica, e la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri, condizione che assume particolare rilievo nelle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. Sono persone che, pur avendo un’occupazione, non riescono a sottrarsi a situazioni di vulnerabilità economica e sociale (nel 2015 questo fenomeno si attestava al 13,3%). “Se ci sono i presupposti per rilanciare e per me pericolosamente la questione del riarmo – denuncia quindi il presidente di Caritas, mons. Benoni Ambarus -, non può non esserci spazio per la questione del consolidamento della dignità delle persone. Non siamo una società autenticamente degna, civile se per le armi troviamo soldi e invece per l’umanità no”.

Il direttore di Caritas, don Marco Pagniello (sopra, in foto): “L’Italia ha bisogno di una misura nazionale di contrasto alla povertà che arrivi a tutti però. Lo diciamo non per promuovere l’assistenzialismo ma per garantire che arrivi a tutti e perché tutti dovremmo fare la nostra parte: è arrivato il momento di affrontare la questione del salario minimo”. Pagniello insiste: “Questo lavoro povero uccide i sogni dei giovani”.

Se mi avessero detto “2026” quando avevo 8 anni, nel 1986, avrei immaginato un mondo senza guerre, inquinamento, malattie, e soprattutto senza povertà.
Viviamo in un’epoca anacronisitica, in realtà, con fenomeni, come la povertà, che non dovrebbero esserci.
Ma la povertà di molti significa semplicemente ricchezza di pochi.

 

 

 

(Fonti: IlMattino, ADNKronos)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.