Sette giorni senza esito. Sette giorni di ricerche continue, appelli accorati e domande che continuano a moltiplicarsi. Di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle di 12 e 16 anni scomparse nella notte tra il 7 e l’8 giugno dalla comunità educativa che le ospitava a Civitella Alfedena, nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, non c’è ancora alcuna traccia. Con il passare delle ore, il caso assume contorni sempre più complessi. Alle operazioni di ricerca sul territorio c’è infatti un’attenta ricostruzione della loro storia familiare, segnata da anni di conflitti domestici, provvedimenti dei tribunali, affidamenti e rapporti difficili con entrambi i genitori.
Sarah e Alisya vivevano da quasi due anni nella comunità educativa Ofh Hope di Civitella Alfedena. Prima ancora erano state inserite nel circuito delle strutture protette a seguito della difficile separazione dei genitori. Secondo la ricostruzione degli investigatori, le due ragazze si sarebbero allontanate durante la notte tra sabato e domenica, in una fascia oraria compresa tra le 2 e le 6 del mattino. Le circostanze esatte restano ancora da chiarire.
Alisya, la maggiore, frequenta l’istituto turistico di Castel di Sangro. Ama la danza, pratica atletica leggera e sogna di diventare criminologa. Chi la conosce la descrive come una ragazza riservata, molto sensibile e dotata di un ricco mondo interiore. Sarah, invece, frequenta la scuola media di Barrea. È una ragazza dolce, tranquilla e profondamente legata alla sorella maggiore, che rappresenta per lei un punto di riferimento costante. Il suo sogno è lavorare nel settore dell’estetica. Entrambe avrebbero vissuto con sofferenza il distacco dai loro due cagnolini Jack Russell, ai quali erano particolarmente affezionate e che avevano chiesto inutilmente di poter rivedere.
All’inizio si era parlato di una finestra danneggiata e anche priva di inferriate. Successivamente è emersa anche l’ipotesi che le due possano essere uscite attraverso una porta difettosa. Ad ogni modo, ciò che colpisce è l’assenza di sistemi di videosorveglianza e di allarme all’interno della struttura, un elemento che oggi è finito al centro delle polemiche. A dare l’allarme è stato il personale della comunità, ma secondo quanto emerso le ricerche non sarebbero partite immediatamente. Un aspetto che ha alimentato ulteriori interrogativi.
Un territorio difficile da battere
Le operazioni di ricerca si sono concentrate fin da subito nell’area montana attorno a Civitella Alfedena. Vigili del fuoco, carabinieri, protezione civile e volontari hanno battuto sentieri, boschi e zone impervie con l’uso di droni, cani molecolari, unità cinofile ed elicotteri. Le ricerche si sono estese anche alle rive del lago di Barrea, dove sono intervenuti i sommozzatori. Ma nonostante tutto, dopo giorni di verifiche, non è emersa alcuna traccia riconducibile alle due sorelle. Anche i cani molecolari non sarebbero riusciti a individuare un percorso preciso seguito dalle ragazze dopo l’uscita dalla struttura.
L’ipotesi di un “aiuto” esterno
Gli investigatori valutano con sempre maggiore attenzione una seconda pista. La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori, i
Per gli inquirenti, sembra difficile immaginare che due ragazze così giovani abbiano potuto organizzare da sole una fuga in un territorio isolato, privo di collegamenti immediati e circondato da boschi. Le telecamere presenti nel paese sono state acquisite e analizzate. Alcune immagini avrebbero ripreso i fari di tre automobili nella notte della scomparsa, elementi che potrebbero rivelarsi utili per ricostruire quanto accaduto. Intanto sono stati sequestrati e analizzati anche i telefoni cellulari lasciati dalle ragazze nella comunità.
Anche questo, è un elemento strano.
Speriamo che questa vicenda si concluda bene per le due sorelline.
(Fonte: IlGiornale)

