Proprio adesso che l’ultima crisi dei combustibili fossili sembrava convincere l’Europa ad accelerare verso il green, i pannelli solari rischiano di diventare sempre più costosi. Dopo anni di ribassi quasi ininterrotti, i prezzi dei moduli fotovoltaici sono tornati a salire. Secondo i dati citati dal Financial Times, le quotazioni sono passate dai 9 centesimi di dollaro per watt di fine dicembre agli 11,4 centesimi di metà aprile scorso. Una variazione piccola, almeno in apparenza, ma che tra gli addetti ai lavori viene interpretata come il possibile segnale della fine di un’era: quella dei pannelli solari cinesi venduti a prezzi sempre più bassi.
Il fotovoltaico è diventato il simbolo della transizione energetica dai combustibili fossili – principali responsabili del riscaldamento globale – alle fonti rinnovabili. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, le politiche industriali cinesi e le economie di scala hanno contribuito a ridurre i costi del solare di oltre l’80%,.
Questa corsa al ribasso dei prezzi ha avuto un effetto super sulla transizione energetica. Secondo il think tank Ember, nel 2025 le rinnovabili hanno superato il carbone come prima fonte di generazione elettrica mondiale, con il solare a trainare gran parte della crescita.
L’enorme espansione della capacità produttiva cinese ha creato un eccesso di offerta, abbassando i margini e innescando una concorrenza sfrenata tra i maggiori produttori. Ad oggi, Pechino controlla oltre l’80% del mercato per i diversi componenti del fotovoltaico: polisilicio, lingotti, wafer, celle e moduli. Una situazione che ha contribuito senz’altro ad abbattere i costi, ma ha anche reso il mondo intero dipendente dalle scelte della Cina.
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