Altoatesino accusato di traffico illegale di munizioni

Trasporto illecito di munizioni attraverso il Kirghizistan con destinazione finale la Russia. Questa è la grave accusa. Si trova in un carcere federale con queste accuse il commerciante Manfred Gruber, altoatesino di 61 anni, auto-dichiaratosi colpevole.

Il Caso

Come riportato dal Dipartimento di giustizia Usa sul proprio sito, il cittadino italiano ha commerciato illegalmente munizioni per un totale di circa 540mila dollari, quasi 462mila euro. Nella vicenda è implicato anche un presunto socio in affari kirghiso che è stato già arrestato a gennaio con una condanna ai 39 anni.

Manfred Gruber “ha messo a rischio numerose vite fornendo illegalmente alla Russia munizioni di fabbricazione americana e di tipo militare per un valore di centinaia di migliaia di dollari, al fine di sostenere l’offensiva bellica in Ucraina”, ha spiegato il vicedirettore della Divisione spionaggio e controspionaggio dell’Fbi, Roman Rozhavsky.

Gruber, ha impiegato numerose società per tentare di celare il suo piano “volto a inviare munizioni di tipo militare in Kirghizistan, prima che venissero esportate nuovamente verso la Russia per sostenere il suo sforzo bellico”, ha spiegato il procuratore di New York per il Distretto Orientale, Joseph Nocella.

Attualmente è in attesa di giudizio nel carcere di Brooklyn, è stato già arrestato già lo scorso autunno mentre stava andando a una fiera del settore a Washington. “I crimini di Gruber hanno contribuito a sostenere una guerra sanguinosa che ha causato innumerevoli vittime”, ha sottolineato il vice procuratore generale per la sicurezza nazionale John A. Eisenberg. “La Divisione per la sicurezza nazionale (Nsd)

Secondo l’FBI, il fatto che Gruber abbia ammesso la sua colpevolezza “dimostra le gravi conseguenze della violazione delle limitazioni sulle esportazioni statunitensi e l’impegno dell’Fbi nel perseguire chi alimenta illegalmente gli sforzi bellici dei nostri avversari stranieri. Continueremo a lavorare con i nostri partner nelle forze dell’ordine e nel settore privato per salvaguardare la nostra sicurezza nazionale, impedendo che le forniture militari di fabbricazione americana finiscano nelle mani di stati ostili”.

Un lavoro di intelligence

Il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti è riuscito a intercettare anche una conversazione tra Gruber e uno dei suoi soci in affari. “Che tempi di consegna abbiamo?”, domanda il contatto riferendosi alle munizioni (circa 100mila) da esportare. L’altoatesino risponde che gli avrebbero dato “una risposta tra pochi giorni… devi consegnare loro tutto in una volta? Lo chiedo per via della possibile destinazione… Hanno beccato il distributore sloveno che aveva triangolato con la Russia… Fbi International”.

Secondo le intercettazioni, queste conversazioni sarebbero avvenute su una delle tante app di messaggistica istantanea e corredate anche da icone emojii. Il contatto di Gruber risponde successivamente che la richiesta di spedizione derivasse “da un cliente armeno.Possiamo anche frazionare la spedizione”. A quel punto, Gruber commenta: “Direi che sarebbe meglio così, in modo che passi inosservata”, aggiungendo l’occhiolino.

Come nel film “Finché c’è guerra…”

Vi ricordate il capolavoro cinematografico con protagonista Alberto Sordi? “Finché c’è guerra c’è speranza”, un ritratto realistico della macchina economica bellica, dove i numeri contano più per i soldi che per gli esseri umani vittime del commercio di morte.
Un film che nel suo epilogo spiega l’estrema realtà darwiniana di predatori e prede.

E sciacalli.

(Fonti: IlGiornale, GazzettadelSud)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.