Non fu intossicazione alimentare ma avvelenamento da ricina

Gianni Di Vita e la figlia Alice sono entrati da un accesso secondario della questura di Campobasso, dove sono stati interrogati l’ 8 aprile. Entrambi sono stati ascoltati dalla Squadra mobile nell’ambito dell’inchiesta sulla morte della giovane Sara, figlia di Gianni e sorella di Alice, e di sua madre Antonelladecedute tra la fine di dicembre e i giorni successivi al Natale nella loro abitazione di Pietracatella.

Sul caso gli investigatori hanno già ascoltato una ventina tra amici e conoscenti delle due donne implementando le indagini.  L’obiettivo è fare luce su alcuni aspetti usando le analisi più recenti. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, è particolarmente preoccupata per il rischio che le indagini possano essere compromesse. Come riportato da Repubblica, teme che un eventuale responsabile possa avere il tempo di alterare le prove e sfuggire alla giustizia. Ha inoltre sottolineato che la diffusione anticipata di informazioni non verificate rischia di ostacolare il lavoro investigativo. In attesa dei risultati definitivi degli esami tossicologici, ancora in corso presso il centro antiveleni Maugeri di Pavia, gli investigatori hanno deciso di accelerare con gli interrogatori.

Le analisi del sangue su padre e figlia

Sarà importante verificare se nel sangue di Gianni Di Vita sia mai stata rilevata la presenza di ricina e se tracce del veleno siano confermate anche in un capello di Antonella. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, i consulenti tecnici avrebbero escluso l’ipotesi di un rilascio graduale della tossina: madre e figlia avrebbero assunto la sostanza in modo rapido e in quantità elevate, con effetti immediati. Se confermato, questo elemento modificherebbe significativamente la ricostruzione dei fatti.

La cena avvelenata

L’interesse dell’indagine si concentra sui pasti consumati tra la sera del 23 e il 24 dicembre, sia nella casa familiare sia in quella dei nonni. In un primo momento, alcuni piatti a base di funghi avevano fatto pensare a un’intossicazione accidentale. Gli investigatori stanno esaminando attentamente tutti gli alimenti presenti in casa, inclusi regali gastronomici, cestini, marmellate e confetture ricevuti dalla famiglia. L’ipotesi è che uno di questi prodotti possa essere stato contaminato, sapendo che sarebbe stato consumato durante la Vigilia. Sara è stata la prima a morire, due giorni dopo essersi recata al pronto soccorso di Campobasso; Antonella è deceduta circa 24 ore più tardi. Gianni Di Vita, ricoverato in via precauzionale allo Spallanzani di Roma, non è mai stato in pericolo di vita. Alice, che non era presente alla cena del 23 perché uscita a mangiare una pizza con gli amici, si è salvata per puro caso. Nei prossimi giorni la Squadra Mobile tornerà nell’abitazione, ancora sotto sequestro, per cercare eventuali tracce del veleno su stoviglie e contenitori.

Va ricordato che l’ingrediente killer, la ricina, non è di facile reperibilità, infatti si pensa sia stata acquistata sul dark web.

(Fonte: LaNuovaSardegna)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.