Serramanico con lama a un solo taglio, punta acuta, di almeno cinque centimetri: è su questo crinale che corre la stretta sui coltelli del Dl Sicurezza. Ma mentre il Governo riscrive la mappa dei divieti, allarga anche il perimetro del «giustificato motivo».
Per alcune tipologie di lame – come quelle su dette – non scatterà più il divieto assoluto di porto: basterà dimostrare una ragione lecita e verificabile.
La notizia è stata anticipata dall’edizione del Sole 24 Ore.
È qui che passa la linea scelta da Palazzo Chigi, con un proprio emendamento che punta a tenere insieme la sicurezza pubblica e le esigenze di chi quegli strumenti li usa per lavoro, attività sportiva o caccia.
È questo il punto più delicato della modifica, che rimette mano al decreto Sicurezza – Dl 23 del 2026 – ora all’esame per la conversione in Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, presieduta dal senatore di FdI Alberto Balboni. L’obiettivo è accelerare il voto sulle modifiche volute dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ma la tabella di marcia si è già inceppata: oltre 1.200 emendamenti depositati dall’opposizione stanno rallentando in modo sensibile l’esame.
L’emendamento interviene con modifiche definite «limitate e mirate». Da una parte lascia intatto il divieto assoluto di porto per le categorie considerate più insidiose: i serramanico con lama di almeno cinque centimetri ad apertura a scatto o a molla, i coltelli a farfalla con lama affilata o appuntita e gli strumenti camuffati, quelli nascosti dentro altri oggetti o mascherati da utensili. Dall’altra, sposta in un regime meno rigido altri strumenti, che potranno essere portati soltanto in presenza di una ragione: i serramanico con lama a un solo taglio, punta acuta, lunghezza pari o superiore a cinque centimetri, dotati di blocco della lama oppure apribili con una sola mano; e gli strumenti a lama fissa, affilata o appuntita, di lunghezza superiore a otto centimetri.
Per questi casi il divieto assoluto non scatta, ma resta fermo l’obbligo di dimostrare il «giustificato motivo».
In sostanza, l’emendamento allarga l’area delle lame che escono dal divieto assoluto di porto e rientrano nel regime del «giustificato motivo».
Altre modifiche toccano anche il capitolo della vendita dei coltelli ai minori di 18 anni, senza però alleggerire la stretta. Nelle motivazioni dell’emendamento si chiarisce che resta «ferma la disciplina più restrittiva e rigorosa (…) volta a prevenire e contrastare più efficacemente il fenomeno, sempre più dilagante e allarmante, del porto di coltelli (…) soprattutto da parte dei minorenni».
Nel frattempo, la quinta commissione Bilancio del Senato ha espresso parere «non ostativo» al Dl, ma con condizioni sugli articoli dedicati ai concorsi per Polizia, Guardia di finanza, Carabinieri e Polizia penitenziaria.
Il parere – vincolante – traccia un confine preciso: i concorsi si potranno fare, ma le amministrazioni dovranno garantire un monitoraggio sulle facoltà di assunzione. In altre parole, si assume soltanto entro il perimetro delle risorse disponibili. Ed è anche questo, con ogni probabilità, uno dei temi affrontati ieri nella riunione di coordinamento a Palazzo Chigi, alla quale hanno partecipato i sottosegretari alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, i ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dell’Interno Piantedosi, la Ragioniera generale dello Stato Daria Perrotta e il capo di Gabinetto della premier Gaetano Caputi. Sotto attenta osservazione, oltre al Dl Sicurezza, anche il Ddl Immigrazione – non ancora bollinato – e il Ddl Polizia locale.
Ad ogni modo la star della cronaca nera italiana è il coltello da cucina, protagonista dell’oltre il 90% degli omicidi.
(Fonte: IlSole24Ore)

