A oltre un mese dallo scoppio della guerra in Iran, la chiusura dello Stretto di Hormuz – snodo decisivo per il traffico petrolifero mondiale – inizia a produrre effetti seri anche negli aeroporti italiani. Il primo caso più evidente è Brindisi, dove secondo i Notam, i bollettini operativi con cui vengono comunicate ai piloti e alle compagnie variazioni o limitazioni su uno scalo, il carburante per gli aerei non è disponibile almeno fino alle 12 di oggi. Alle compagnie viene chiesto di programmare il rifornimento negli aeroporti precedenti e di calcolare una quantità sufficiente a coprire anche le tratte successive, mentre le riserve residue vengono destinate ai voli di Stato, ai servizi sanitari e alle missioni di soccorso. In sostanza, lo scalo resta aperto, ma gli aeromobili devono rifornirsi prima di atterrarvi.
Torneremo all’austerity?

