Due volte ministro (con i governi De Mita e Andreotti), sette volte deputato: cinque volte tra il 1976 e il 1992, poi di nuovo eletto nella Seconda Repubblica.
Paolo Cirino Pomicino, morto all’età all’età di 86 anni, era uno degli ultimi testimoni del potere della Democrazia Cristiana. Una DC sempre rimpianta, ma mai compianta. Il ministro degli anni d’oro della Prima Repubblica, l’andreottiano che balla scatenato alle feste del film ‘Il Divo’ del regista Paolo Sorrentino, lascia in eredità quel modo di fare e intendere la politica, che appartiene ormai al passato, fatta di sistema proporzionale vero, deputati e senatori legati ai collegi, partiti che elaborano strategie di lungo periodo, ma anche di accordi sottobanco, lotte correntizie, estenuanti trattative, furbizia dorotea e lapidario sarcasmo.
Partenopeo, dichiarò: ”Siamo vissuti in una famiglia di sei maschi, che tifavano per sei squadre diverse e si identificavano in sei partiti diversi, ci siamo formati alla scuola della tolleranza senza che mai le diversità intaccassero il profondo rapporto fraterno”.
Caduta e rinascita
Divenne noto come presidente della Commissione Bilancio della Camera, perché non negava un obolo a nessuno: li chiamò “vol-au-vent”, omaggio al principio che “il governo è di tutti” e in questo fu un precursore. Si sapeva muovere, conosceva tutti. Si trasformò in referente dei poteri forti raggiungendo l’apice del successo. Poi arrivò Tangentopoli e con l’operazione Mani Pulite cadde in disgrazia. Subì 42 processi. Ne uscì con 40 assoluzioni e 2 condanne. La prima a 1 anno e 8 mesi per la cosiddetta tangente Enimont di 5 miliardi girata alla Dc; l’altra a 2 mesi, per fondi neri Eni. A Poggioreale, rimase 17 giorni. Poi, per il suo cuore malato, fu messo ai domiciliari. ‘‘Le tangenti? La corruzione? Sono stati il prezzo pagato per la stabilizzazione del Paese”, si giustificò.
Passata la tempesta, nel 2004 approdò al Parlamento europeo ma preferì Roma. Nel 2006, la svolta: riuscì a entrare per la sesta volta alla Camera con il centrodestra (la Dc dell’amico Gianfranco Rotondi) per poi trasmigrare al centro. Nel 2008 non fu ricandidato e due anni dopo dopo aderì all’Udc divenendone dirigente.
Dal 2008 al 2011 ricoprì anche un incarico a palazzo Chigi a fianco di Silvio Berlusconi come presidente del Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato. Infine, è stato presiedente della Tangenziale spa di Napoli, società del Gruppo Autostrade. Protagonista della Prima e della Seconda Repubblica, è stato aspro critico della Terza.
Negli ultimi anni è stato spesso ospite di programmi televisivi ad impronta politica, analizzando e commentando le vicende dell’Italia e degli esteri con la sua riconosciuta professionalità.
(Fonte: Rainews24)

