Cuba senza energia elettrica: tensioni e rivolte

Un blackout ha lasciato senza energia elettrica l’intera isola di Cuba, come comunicato dalla compagnia statale Unión Eléctrica de Cuba (UNE).

E’ l’ennesima interruzione di corrente che colpisce il Paese dei Caraibi, in un contesto di gravi difficoltà energetiche aggravate anche dalle restrizioni sul petrolio legate alle sanzioni emesse dagli Stati Uniti nei confronti del governo cubano.

A l’Avana il blackout è arrivato all’improvviso. I residenti dicono che la corrente si è interrotta all’improvviso dopo un rapido alternarsi di spegnimenti e riaccensioni. Segnalazioni simili sono giunte anche da altre province, secondo quanto riportato da media indipendenti locali e dalla CNN.

E’ il primo collasso totale della rete elettrica cubana registrato nel 2026, anche se il sistema energetico aveva già rivelatto segni di forte instabilità poche settimane prima: il 4 marzo un guasto alla centrale termoelettrica Centrale termoelettrica Antonio Guiteras, situata nella provincia di Matanzas, aveva causato un’interruzione di corrente su due terzi del territorio nazionale. Il ritorno alla normalità in quell’occasione era stato rallentato dalla scarsità di carburante necessario per alimentare i sistemi elettrici locali.

Il recente blackout arriva dopo giorni di tensioni e proteste legate ai frequenti e prolungati “stacchi” di corrente. Sono decine le persone scese in strada gridando slogan a favore della libertà nella città di Moron. Le manifestazioni hanno portato all’arresto di diversi partecipanti e al dispiegamento di forze di sicurezza in varie zone del Paese.

Il presidente Trump: ” Me ne occuperò dopo la guerra in Iran”.

Purtroppo Cuba versa in condizioni di povertà e ristrettezze da decenni. In questo nuovo millennio niente è cambiato dai tempi di Fidel Castro, mancano acqua e carburante, e i prezzi del cibo e dei beni di prima necessità sono altissimi per chi non ha accesso ai dollari. I disagi vanno avanti da anni e sono il risultato di una cattiva gestione politica e dello stringente embargo statunitense. Da gennaio la situazione è peggiorata, con il blocco di ogni rifornimento di petrolio deciso dall’amministrazione di Donald Trump.

Sabato il presidente Miguel Díaz-Canel ha ammesso che il suo governo sta trattando con gli Stati Uniti, una notizia importante; e un giorno prima aveva liberato 51 prigionieri politici. Secondo media internazionali, la prossima concessione potrebbe riguardare la possibilità per i cubani emigrati all’estero di possedere proprietà e attività commerciali sull’isola. Sarebbe una svolta importante, che andrebbe nella direzione di provare a far risolvere i problemi attuali all’iniziativa privata.

Secondo Cubalex, una organizzazione che si occupa di diritti umani con sede negli Stati Uniti, le proteste (di vario genere) sarebbero state già 130 nella prima metà di marzo, contro le 60 di febbraio e le 30 di gennaio.

Un regime elitario-militare parassitico

I manifestanti hanno attaccato la sede del Partito Comunista perché assieme all’esercito sono i reali detentori del potere a Cuba.

Lo stato socialista prevede elezioni con partito unico per eleggere 470 parlamentari, che spesso provengono da grandi organizzazioni di massa (sindacato, comitati di Difesa della Rivoluzione, Federazione delle Donne) e che a loro volta eleggono il governo e il presidente, che coincide con il segretario del Partito Comunista. La nuova Costituzione del 2019 ha reintrodotto la figura del primo ministro, la cui importanza è però minore.

A livello locale lo stato è diviso in province e municipi, con assemblee (note come “del Potere popolare”) che si riuniscono normalmente una volta al mese e decidono su questioni locali.

Molti settori economici sono controllati da imprese militari e soprattutto dal gruppo GAESA (Grupo de Administración Empresarial), che gestisce gran parte del turismo (le strutture più grandi sono statali); reti di supermercati e negozi; la finanza in dollari ed euro; e il porto di Mariel, non lontano dall’Avana, che è una zona franca commerciale.

Questa struttura si è consolidata nei decenni che hanno seguito la rivoluzione del 1959, quando Fidel Castro prese il potere. Resta solida ancora oggi nonostante le enormi difficoltà nella gestione dello stato.

A Cuba manca un’opposizione coordinata, se non quella gestita dall’estero dai transfughi, ed è difficile anche ipotizzare che un sistema alternativo di governo possa essere imposto dagli Stati Uniti. Le trattative con l’amministrazione Trump si stanno infatti concentrando su aperture economiche e allentamento della repressione politica.

Questo vuol dire che i cubani continueranno a soffrire e a sopravvivere nella miseria e sotto le angherie dei forti e dei potenti.

 

(Fonti: CNN, IlMattino, ilPost)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.