Iran, quanto ci costerà? La stima della CGIA di Mestre

L’attacco congiunto di Israele e USA all’Iran rischia di costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi in più nel 2026 per le bollette energetiche. Lo stima l’Ufficio studi della Cgia (Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre, calcolando 7,2 miliardi di rincari sull’elettricità e 2,6 miliardi sul gas, +13,5% rispetto al 2025.

Le stime sono correlate ad un prezzo medio annuo dell’energia elettrica a 150 euro per megawatt-ora e del gas a 50 euro, ipotizzando consumi nel 2025-26 in linea con quelli del 2024.

Alla vigilia dell’attacco (27 febbraio), il gas scambiava a 32 euro al megawatt-ora e l’elettricità a 107,5 euro. Al 4 marzo i prezzi erano balzati rispettivamente a 55,2 e 165,7 euro, per poi flettere leggermente. La Lombardia sarebbe la regione più colpita con un aumento dei costi energetici di 2,3 miliardi, seguita da Emilia-Romagna (+1,2 miliardi), Veneto (+1,1 miliardi), Piemonte (+879 milioni) e Toscana (+670 milioni).

Ecco i settori più a rischio rincari

Con un’eventuale impennata dei costi delle bollette elettriche, i settori economici più “colpiti” potrebbero essere quelli che registrano i consumi più importanti. In linea di massima indichiamo:

  • metallurgia (acciaierie, fonderie, ferriere, etc.);
  • commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc.);
  • altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie, parrucchieri, estetiste, etc.);
  • alimentari (pastifici, prosciuttifici, panifici, molini, etc.);
  • alberghi, bar e ristoranti;
  • trasporto e logistica.

Per quanto concerne le imprese gasivore, i comparti che potrebbero subire gli effetti economici maggiormente negativi potrebbero essere: costruzione di navi e imbarcazioni da diporto; estrattivo (minerali metalliferi ferrosi e non ferrosi, etc.); lavorazione e conservazione alimenti (carni, pesce, frutta, ortaggi, oli e grassi, etc.); produzione alimentare (pasta, pasti, gelati, etc.); confezione e produzione tessile, abbigliamento e calzature; fabbricazione/produzione legno, carta, cartone, ceramica, utensileria, plastica e chimica; fabbricazione apparecchiature elettriche ed elettroniche, macchine utensili e per l’industria.

Il panorama attuale resta tuttavia distante dai picchi raggiunti nel  2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il gas arrivò a 303 euro al megawatt-ora e l’elettricità a 123,5 euro. La media 2025 si attesta a 116 euro per l’elettricità e 38,7 per il gas.

“Molto – avverte la Cgia – dipenderà dalla durata del conflitto. Se le ostilità dovessero protrarsi per mesi, la chiusura dello stretto di Hormuz rischierebbe di provocare un vero shock energetico”. L’associazione chiede interventi immediati: a livello europeo il disaccoppiamento tra prezzo del gas e dell’energia elettrica, a livello nazionale misure temporanee come bonus sociali, taglio dell’Iva e azzeramento degli oneri di sistema. Nel medio periodo serve ridurre strutturalmente gli oneri di sistema spostando parte del carico sulla fiscalità generale e incentivare gruppi di acquisto per le piccole e medie imprese.
Paghiamo quindi scelte dettate dai potenti, da chi trae interesse dal conflitto nel Golfo Persico. L’uranio e l’atomica sono una scusa altrimenti anche la Corea del Nord con le sue testate nucleari e i ripetuti atti di forza esibizionisti verso il Giappone rappresenterebbe una seria minaccia.
Va ricordato che in circolazione, tra gli stati che le posseggono, vi sono oltre 20mila testate nucleari. Per cancellare l’umanità ne bastano 50.

(Fotni: IlMattino, TGCom24)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.