Era inevitabile che gli Usa attaccassero l’Iran. Congiuntamente con Israele, si intende. L’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran è solo parte di un pretesto per sferrare una offensiva per sfiancare il regime degli ayatollah. Dietro c’è il petrolio, milioni di barili quotidiani che fanno gola a chi ha sete di energia. Petrolio, maledetto oro nero, causa di morti, causa di inflazione, di austerità e inquinamento.
Trump è ottimista, ritiene di portare a termine l’operazione (dopo aver già fatto fuori la guida spirituale Khamenei) in sole 4 settimane.
Ma come si dice in un vecchio adagio, le guerre si sa come iniziano ma non si sa come finiscono.
Intanto lo stretto di Hormuz ( Golfo di Persia) è impraticabile, con navi petrolifere bloccate, impossibilitate a consegnare la droga combustibile.
Ciò comporterà inflazione, rialzo dei prezzi dei carburanti, considerando che l’Iran detiene oltre il 20% della produzione mondiale di greggio.
Putin ha condannato l’azione portata avanti da Donald e Benny, ma niente di più, visto che ha la testa altrove (in Ucraina, N.d.R.).
Intanto gli iraniani esuli acclamano Trump ed il figlio dello Sha di Persia, Reza Pahlavi, prossimo possibile fantoccio nelle mani delle lobbies.
Speriamo per la Pace, ma è un’utopia.

