Eccovi la storia della piccola Pamela Dimitrova. La bambina era attaccata al Berlin Heart — dispositivo di assistenza ventricolare meccanica progettato per i bambini in attesa di trapianto — da diciassette mesi. Durante la degenza le furono riscontrate diverse infezioni contratte tramite il macchinario che la teneva in vita. Risultò positiva all’escherichia coli, un batterio oro-fecale individuato su una delle cannule della macchina. Morì per quell’infezione e per una conseguente emorragia cerebrale. Non arrivò mai al trapianto. Aspettava un cuore compatibile che non venne.
Vi rendete conto? Un batterio l’ha uccisa, un semplice stupido piccolo batterio che di sicuro era arrivato lì per la mancanza di igiene di un appartenente dello staff che non si era lavato bene le mani.
Assurdo.
Secondo quanto riferito, Pamela sarebbe morta a causa delle infezioni e di un’emorragia cerebrale sopraggiunta mentre era ancora in attesa di un cuore compatibile. La famiglia aveva chiesto il trasferimento in un’altra struttura presso il Bambino Gesù di Roma, ma sempre secondo quanto denunciato il trasferimento non sarebbe stato autorizzato. Per la morte della piccola Pamela Dimitrova è stato avviato un procedimento giudiziario. Il processo è tuttora in corso e, allo stato attuale, non sono state individuate responsabilità definitive a carico dell’ospedale. L’obiettivo dei familiari è chiarire se sia stato fatto tutto il possibile per salvarla, se i protocolli siano stati rispettati e se eventuali criticità nella gestione clinica possano aver inciso sull’esito fatale. Oggi, mentre la Procura di Napoli indaga sul caso del cuore bruciato e sulle presunte irregolarità nel trasporto dell’organo destinato a Domenico, la memoria corre inevitabilmente a quella tragedia del 2024.
La morte della piccola Pamela Dimitrova non può restare soltanto un ricordo doloroso e il caso del piccolo Domenico non può trasformarsi nell’ennesima pagina di cronaca senza risposte. Perché quando si parla di bambini, di trapianti e di macchinari che tengono in vita, l’errore non è contemplabile e accettabile.
E’ ora di fare qualcosa di serio e concreto contro la malasanità.

