In vista delle elezioni generali del 5 marzo 2026, i principali partiti politici nepalesi stanno presentando manifesti elettorali incentrati su mega progetti di infrastrutture. Questa strategia vede le grandi costruzioni come il motore principale per la crescita economica del paese.
Sushila Karki (sotto, in foto) – ex giudice-capo della Corte Suprema e premier ad interim designata dai giovani manifestanti della “Rivoluzione di settembre” del 2025, vincitori del braccio di ferro con il governo e con le forze di sicurezza – ha definito «un’occasione di espressione democratica che disegnerà il futuro del Paese».

Le manifestazioni spontanee condotte dagli studenti ( mesi addietro) e più in generale dalla nuova Generazione” Z ” contro il blocco di siti online e social media che esprimevano il loro malcontento contro la corruzione interna e il malgoverno hanno dato una drammatica svolta alla situazione del Paese. Drammatica e decisiva, non soltanto perché pagata con un’ottantina di morti e migliaia di feriti, con aggressioni a personalità politiche e vandalizzazione di luoghi-icona di una democrazia inefficiente e palesemente corrotta, come il Palazzo del Parlamento, e non solo, perché per la prima volta ha consegnato il potere nelle mani di un movimento non ideologico e trasversale agli schieramenti politici, che in necessità reali (diritti civili, progresso e benessere sociale) ha avuto il carburante a cui ha aderito una parte consistente della popolazione.

Il target più immediato è stato il governo guidato dal marxista KP Sharma Oli (sopra, in foto), esponente del partito Comunista del Nepal che ha ereditato una ribellione che – insieme alla dura risposta militare – ha tenuto in ostaggio il Paese per un decennio fino al 2006, mietendo 17mila vittime. Costretto alle dimissioni, con sfacciataggine Oli si è di nuovo candidato con il suo partito a guidare il Paese dopo il voto di marzo. A segnalare una contraddizione con cui i nepalesi dovranno fare i conti nei seggi elettorali: la persistenza della vecchia classe politica portata avanti da alcuni volti nuovi.

L’avversario più diretto di Oli a guidare il nuovo esecutivo, e candidato dal quarto partito del Parlamento uscente, il Rastriya Swatantra Party, è l’attuale sindaco della capitale Kathmandu, il 35enne Balendra Shah, alias Balen (sopra, in foto) , popolare cantante rapper. A sfidarlo, non soltanto Oli e il suo partito, ma anche il Partito del Congresso nepalese, che con i comunisti è stato in coalizione di governo e che pure propone nel 49enne Gagan Thapa un leader meno esposto rispetto alla vecchia classe politica e alla repressione che ne è stato apparentemente il colpo di coda. Inoltre, a cercare riscatto sarà l’ex re Gyanendra, erede di una monarchia relegata nella storia da un referendum nel 2008, imprenditore che da anni mostrava la volontà di partecipare alla politica attiva e che in campagna elettorale si è proposto come garante della stabilità super-partes. A candidarlo è il il Rastriya Prajatantra Party, il partito filomonarchico già a capo nel 1997 di due deboli governi di coalizione.
In apparenza il Nepal sembra concederà la possibilità di cambiare il propro sentiero non soltanto ai giovani che quasi sei mesi fa hanno forzato la mano alla politica tradizionale, ma alle pretese di stabilità, buongoverno e ascolto delle necessità alle stesse formazioni che per decenni lo hanno tenuto in un tangibile sottosviluppo e delle cui logiche anche il volti nuovi della politica non potranno non darne conto.
Giovani
Degli oltre 3.400 candidati 1/3 ha meno di 40 anni, ma la commistione di vecchi partiti e volti ben noti della politica con giovani movimenti e candidati chiamati ad amministrare un Paese tra i più poveri dell’Asia e in difficile equilibrio tra due ingombranti vicini come India e Cina, rende arduo comprendere quale sarà l’esito del voto. Ad ogni modo il gioco elettorale è ora basato sul presupposto evidenziato ancora da Sushila Karki, di «dare al Paese una via d’uscita» ma anche stretta, su cui dovranno pronunciarsi 19 milioni di elettori chiamati ad eleggere i 275 membri della Camera dei rappresentanti del Parlamento bicamerale di Kathmandu. Di questi 800mila voteranno per la prima volta.
A garantire la sicurezza e legalità del voto ci saranno 300mila tra militari, poliziotti e un servizio d’ordine addestrato appositamente definito “polizia del voto”.
Su una popolazione di 30 milioni, la crescita accelerata delle nascite renderà necessario creare 6,5 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2050. Davanti a questo dato, un recente rapporto della Banca Mondiale evidenzia che i nuovi nati e chi è parte della generazione Z potranno esprimere da adulti soltanto il 18 % del loro potenziale produttivo con un’istruzione di basso livello, che porta la frequenza media di 12,3 anni delle aule scolastiche ad essere equivalente a 7,2 anni di apprendimento reale. Del Pil, equivalente a 45 miliardi di dollari nel 2025 (e previsto in crescita), il Nepal investe nell’istruzione solo il 3,7 %, e il 2,1 % nella sanità. La maggior parte degli impieghi, l’82 % secondo la Banca Mondiale sono concentrati nel settore informale, con bassi salari e poca o nessuna tutela sanitaria, assicurativa e pensionistica.
Questo ha incrementato, anche in seguito al doppio terremoto della primavera 2016, l’emigrazione, insieme delle carenze lavorative e delle tensioni sociali. Oggi 2,6 milioni di nepalesi (l’8% del totale) sono migranti, una condizione che la generazione under-30 mostra di rifiutare, grazie a una maggiore informazione e coscienza delle ricadute sul piano personale, familiare e sociale di un impiego precario, sottopagato e oggetto di abusi in terra straniera. Un altro problema percepito dai giovani è l’inconsistenza della presenza femminile nel mondo del lavoro. Meno di 1/3 delle donne è occupato e se questo consolida l’immagine tradizionale promossa dalle élite, rappresenta una perdita economica per le famiglie e in generale per il Paese. Era inevitabile quindi che la Generazione Z prendesse la guida del processo di cambiamento, dandogli un’apparente accelerazione. La lotta alla corruzione è considerata prioritaria nel contesto della sostituzione di un modello fallimentare di cui il sistema politico è stato fino ad oggi responsabile. Il cambiamento non potrà solo essere semplicemente propagandistico ma per essere reale dovrà focalizzarsi sulla ridistribuzione della ricchezza e delle possibilità occupazionali.
In sintesi, il Nepal si trova di fronte a una scelta cruciale che potrebbe determinare la sua capacità di affrontare i cambiamenti climatici e garantire un futuro di prosperità per le sue generazioni future.
C’è bisogno di una svolta.
(Fonte: Avvenire)

