E’ il 2026, ma lo schiavismo esiste ancora. Non è quello classico, con catene o marchi a fuoco sulla pelle, ma in sostanza è lo stesso sfruttamento, più subdolo, che nella nostra società costringe una determinata categoria di lavoratori a ritmi disumani per poter rientrare nelle spese, con il vantaggio dell’azienda sfruttatrice, ovviamente.
Il pm di Milano Paolo Storari ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo, colosso della consegna enogastronomico, dopo quello nei confronti di Glovo, e sempre per caporalato sui rider.
In questo caso i riders sarebbero stati sfruttati, con paghe sotto la soglia di povertà, e approfittando del loro stato di bisogno. Si tratta dai 300 ai 20.000 lavoratori sul territorio milanese e nazionale. La società e il suo amministratore unico sono indagati.
Deliveroo e il suo amministratore avrebbero adottato una “politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità”.
Lo sfruttamento lavorativo, scrive il pm sulla base degli accertamenti dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, viene “perpetrato da anni”. Una situazione di illegalità che deve “cessare al più presto”. L’azienda in una nota ha risposto: “Deliveroo sta esaminando la documentazione ricevuta dalle Autorità e la società sta collaborando alle indagini“.
Lo scorso 19 febbraio, il gip Roberto Crepaldi aveva convalidato il provvedimento del pm Storari che aveva disposto, sempre in via d’urgenza, il controllo giudiziario nei confronti di Foodinho, società milanese di delivery del colosso spagnolo Glovo, finito al centro delle indagini per caporalato. Per l’accusa, in quel caso sarebbero stati sfruttati 40 mila rider impiegati in tutta Italia, “lavoratori, formalmente autonomi in regime forfettario”, ma “in realtà da considerarsi lavoratori dipendenti a pieno titolo: approfittando dello stato di bisogno avrebbero percepito un reddito netto annuo sotto la soglia di povertà”.
Deliveroo dovrà procedere in Italia alla “regolarizzazione” di tutti i rider che “all’avvio” dell’inchiesta per caporalato della Procura di Milano risultavano prestare la “propria attività lavorativa” per il colosso del food delivery, quantificati dal pm Paolo Storari con i carabinieri del Nucleo ispettorato lavoro di Milano in 3mila nel capoluogo della Lombardia e 20mila in tutta Italia. Lo si legge nel decreto del controllo giudiziario d’urgenza.
È uno dei compiti a cui dovrà provvedere l’avvocato Jean Paule Castagno di Cuneo, l’amministratore giudiziario nominato dalla Procura se entro 10 giorni il provvedimento d’urgenza sarà convalidato dal gip Roberto Crepaldi. Il professionista dovrà anche occuparsi di garantire il “rispetto delle norme e delle condizioni lavorative” che, se violate, integrano il reato di caporalato e adottare “assetti organizzativi” societari per “evitare il ripetersi” dei fenomeni di “sfruttamento” anche prendendo scelte in “difformità” da quelle proposte dalla multinazionale delle consegne.
Gli accertamenti del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano hanno evidenziato che, sebbene i riders risultassero formalmente lavoratori autonomi con partita IVA in regime forfettario, di fatto venivano trattati come dipendenti. L’intera attività aziendale era gestita tramite una piattaforma informatica che controllava ogni aspetto del lavoro: dall’assegnazione degli ordini al monitoraggio delle prestazioni, fino all’imposizione di penalizzazioni o espulsioni dal sistema in caso di comportamenti ritenuti non conformi.
Schiavi dell’algoritmo.
(Fonte: Virgilio.it)

