Il 17 gennaio si celebra il World Pizza Day e con esso un simbolo di Made in Italy, di convivialità, di sapore, gioia ma anche di visione. Negli ultimi anni l’intero settore ha conosciuto una forte crescita, che ha portato a un’evoluzione del concetto stesso di pizzeria e di pizza, oggi sempre più legato a ricerca e qualità.
La Giornata Mondiale della Pizza è stata istituita nel 1984 con lo scopo di promuovere la pizza come simbolo della cultura e della cucina italiana in tutto il mondo. Da allora, la festa è diventata sempre più popolare e, ogni anno, vengono organizzate numerose attività in pizzeria e anche in altre location, per celebrare questa occasione, come degustazioni di pizza, corsi di cucina, mostre e concorsi di pizza. Simbolo della cucina italiana nel mondo, la pizza napoletana nel 2010 è stata riconosciuta Specialità Tradizionale Garantita (STG) dall’Unione Europea. Legare la pizza, conosciuta e preparata (n vario modo) in tutto il mondo, a sant’Antonio è quindi una scelta tra sacro e profano che rende onore a entrambi.
A Napoli secoli fa nacque la prima pizza, la “Margherita”.
Il World Pizza Day si festeggia il 17 gennaio, lo stesso giorno di sant’Antonio Abate. Cosa c’entra il Pizza Day con un santo? A spiegarlo è Antonio Pace, presidente dell’Associazione Verace Pizza napoletana. «Abbiamo recuperato una tradizione delle antiche famiglie delle pizzerie napoletane che, fino al 1924-1925, ogni 17 gennaio facevano mezza giornata di lavoro e poi se ne andavano in gita fuori porta in un ristorante che era a Capodimonte, Colli Aminei, e lì festeggiavano sant’Antonio accendendo un falò». Sin dall’inizio del secolo scorso e fino a una cinquantina di anni fa, le famiglie dei pizzaioli napoletani erano solite chiudere le loro pizzerie in questa giornata per celebrare il loro santo protettore, sant’Antonio, il santo del fuoco, protettore dei fornai, attorno a un grande fuoco propiziatorio.
Il legame tra sant’Antonio Abate e il fuoco è indissolubile. Secondo la leggenda un giorno il santo è andato in visita all’inferno, dove ha rubato una scintilla del fuoco eterno e l’ha nascosta nel cavo spugnoso del suo bastone. Poi, una volta tornato a rivedere le stelle, l’ha regalata agli uomini, che da quel giorno hanno cominciato a cuocere il cibo e a scaldarsi, uscendo dall’ancestrale povertà cavernicola. Anche per questo, non è una coincidenza che, per la vulgata comune, l’Herpez Zoster, virus che provoca una dolorosa e pruriginosa eruzione cutanea, sia conosciuto con il nome di “fuoco di Sant’Antonio”, in quanto nell’antichità moltissimi pellegrini si recavano al cospetto del monaco per farsi curare, merito delle sue virtù taumaturgiche. Tornando a Napoli, a quei tempi, non era difficile organizzarsi, perché tutti avevano vicino un forno a legna e accanto un’immagine del Santo, che ancora oggi è possibile trovare in alcune pizzerie storiche della città. Tra l’altro esiste un proverbio che recita: Chi festeggia sant’Antuono, tutto l’anno ‘o pass’ bbuon.
E’ il piatto partenopeo più diffuso e apprezzato al mondo, ne esistono tante versioni ed è versatile nei gusti e nelle presentazioni, ed è anche il piatto preferito delle mitiche Tartarughe Ninja…cos’è?
Pizza!
(Fonti: LaRepubblica, IlMattino, LaCucinaitaliana.it)

