La piattaforma fondata da Jimmy Wales e Larry Sanger festeggia il 15 gennaio 25 anni come una delle ultime grandi sopravvissute del web originario. In mezzo: la fine delle enciclopedie tradizionali, l’ascesa dei social-media, la crisi delle fake-news e oggi la minaccia dell’intelligenza artificiale.

Il 15 gennaio del 2001, quando Wikipedia andò online, Internet era un ambiente profondamente diverso da quello di oggi. Google era nato da pochi anni, Facebook o Twitter non esistevano, YouTube nemmeno, Apple stava recuperando da una lunga fase di crisi, l’iPod sarebbe arrivato più tardi quell’anno. Il web è fatto di portali come Yahoo!, di community su Usenet, di forum, dei primissimi blog almeno in Italia, di home page personali su GeoCities o Excite, di servizi seminali e generazionali come Napster che mettono in crisi interi settori industriali. Le enciclopedie digitali esistono già ma sono per lo più versioni chiuse e a pagamento di quelle cartacee: Encarta di Microsoft è la più famosa ( me la ricordo, diversi cd-rom lenti).

L’idea di un’enciclopedia scritta con la collaborazione delle persone-utenti sembrò come una follia destinata al fallimento, ma non fu così, anzi.

In pochi anni Wikipedia spazza via un intero settore editoriale, sia cartaceo che digitale. Non perché sia perfetta, naturalmente, ma perché è viva, dinamica, aggiornata, scalabile. Un modello che accetta l’errore come fase transitoria, confidando nella correzione collettiva – per l’edizione italiana i volontari sono poco meno di 40mila, su scala globale 250mila attivi e 500mila con almeno un intervento mensile.

L’ultimo vero esempio di partecipazione del web 1.0, prima dell’illusorio sbarco dei social network.

L’enciclopedico fondatore Jimmy Wales

Fondamentale l’idea di Jimmy Wales, co-fondatore e volto pubblico del progetto. In più occasioni Wales ha ribadito che il vero valore di Wikipedia non è e non può essere l’assenza di errori ma la formidabile capacità del sistema di individuarli e correggerli.

In una recente intervista a The Verge il fondatore ha detto che “non serve fidarsi delle singole persone, ma del processo”, sottolineando come il meccanismo di revisione aperta, discussione pubblica e consenso sia più robusto di molte forme di controllo centralizzato. Una posizione che negli anni è stata spesso criticata ma che a ben vedere ha resistito a ondate di vandalismo, manipolazioni e campagne coordinate. E sta resistendo alle macchinazioni più recenti perpetrate dall’AI.

I numeri di un progetto oceanico

Oggi Wikipedia è disponibile in circa 340 lingue. L’edizione inglese supera i 7 milioni di voci per un totale di 64,8 milioni di pagine, quella italiana, lanciata nel maggio 2001, conta più di 1,9 milioni di lemmi, una delle versioni linguistiche più ampie al mondo. Ogni mese, l’enciclopedia viene consultata da centinaia di milioni di persone, quella in italiano conta 7 miliardi di consultazioni solo nell’anno appena concluso e quasi 3 milioni di utenti registrati.

“Un quarto di secolo è un tempo enorme, soprattutto ora che le ‘modifiche epocali’ arrivano praticamente tutti gli anni. Quando Wikipedia andò in rete per la prima volta le sue ambizioni erano grandi ma non so in quanti avrebbero scommesso in un suo successo così grande e soprattutto duraturo, restando sempre fedele alla sua filosofia di base: dare un accesso libero alla conoscenza – spiega Maurizio Codogno, portavoce di Wikimedia Italia e “wikipediano” della prima ora, fin dal 2004, a Italian Tech -. Siamo passati dagli studenti (e dai giornalisti…) che copiavano le informazioni che trovavano agli LLM per cui il testo di Wikipedia è una parte fondamentale del loro addestramento. Ma questo non significa che ci si può sedere sugli allori”.

Wikipedia ha il merito indiscutibile di aver divulgato il sapere gratuitamente, chiedendo umilmente donazioni, diventando opera d tutti per tutti.

A differenza delle vecchie “ortodosse” enciclopedie, Wikipedia include tra le sue voci dati che normalmente vengono considerati di poca o di nessuna importanza, ma che, a pensarci, ci rodono il cervello per la loro natura.

E Wikipedia può soddisfare pienamente le curiosità che ci attanagliano.

Grazie.

 

 

 

 

 

(Fonte:LaRepubblica)

 

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.