Il nuovo “glossario” delle parole nel mondo del lavoro 2.0 (inglesismi a volontà)

Cambiando il mondo del lavoro, cambia anche il lessico adottato per descriverlo e raccontare la sua evoluzione. Una trasformazione in atto che ha portato ad accogliere nelle conversazioni quotidiane nuove espressioni che parlano di comportamenti che stanno ridefinendo le priorità di lavoratori e aziende e che il portale Indeed ha voluto mappare, creando una sorta di nuovo dizionario in continuo aggiornamento, per rimanere aggiornati su dinamiche e trend.

Si parte da “career cushioning”, letteralmente “ammortizzazione della carriera” che significa preparare un cuscinetto di sicurezza per la propria carriera mentre si è ancora impiegati. Lo si può fare migliorando le proprie competenze, espandendo la propria rete professionale o esplorando opportunità esterne. È una strategia silenziosa, sottotraccia, ma proattiva, pensata per ridurre l’impatto di eventuali cambiamenti improvvisi e mantenere la stabilità in un contesto competitivo. Si passa poi a “quiet quitting”, lo adotta chi, spesso stanco di una situazione lavorativa opprimente, decide di rispettare rigorosamente i confini del proprio ruolo, svolgendo solo le attività strettamente richieste e rifiutando incarichi extra non retribuiti. Nato anche come risposta al burnout e all’overworking, ha come focus l’equilibrio tra lavoro e vita privata. L’opposto è il “loud quitting”, cioè lasciare l’azienda in modo plateale, rivendicando e manifestando apertamente le cause della propria scelta, spesso condividendone pubblicamente le motivazioni, con tutte le ricadute che questo può comportare.

Il “rage applying” è una reazione immediata a episodi di frustrazione o insoddisfazione, che porta a candidarsi in massa per nuove posizioni in un breve arco di tempo: si cerca il cambiamento istantaneo a qualsiasi costo. Viceversa, c’è chi sceglie di tornare: è il “boomerang employees”, lavoratori che decidono di tornare in un’azienda dove lavoravano, ma che avevano lasciato. Portano con sé nuove competenze e una prospettiva arricchita: un ritorno che evidenzia anche il ruolo del mantenimento di relazioni positive nel tempo. C’è anche il più noto “great resignation”, un fenomeno globale caratterizzato da dimissioni volontarie di massa, che ha avuto il suo boom nel periodo post-pandemico, quando in molti hanno capito l’importanza di ridare centralità al benessere e di cercare maggiore flessibilità.

Poi ci sono i più diffusi “workation”, ovvero work (lavoro) che incontra vacation (vacanza) e indica la possibilità di lavorare da remoto in una località di vacanza, unendo produttività e tempo per sé, e “digital nomadism”, un vero stile di vita che presuppone di svolgere la propria attività da remoto viaggiando o vivendo in luoghi diversi. “Hybrid work” o lavoro ibrido non è solo lavoro da casa (remote work), ma una combinazione strutturata tra attività in sede e a distanza, pensata per massimizzare flessibilità e collaborazione. Infine, la ben nota “return-to-office fatigue”, il malessere da rientro forzato dopo periodi prolungati di lavoro flessibile o da casa, come quello che si vive nella prima parte dell’anno.

E non dimenticate il benedetto Smart-Working, ancora di salvataggio per chi non può spostarsi.

Da ALESSANDRO FUCCI

Tributarista di Esperienza. Esperto in Fisco e Tasse. Classe '77 . Conosciuto per la capacità di risollevare gli imprenditori in difficoltà.