Ponte sullo Stretto: la Corte dei Conti rimette lo zampino, Salvini replica

In seguito allo stop della Corte dei Conti, il governo interviene con un emendamento alla manovra per adeguare il cronoprogramma del Ponte sullo Stretto.

La modifica prevede lo slittamento di 780 milioni di euro al 2033, mantenendo però invariato il valore complessivo delle risorse autorizzate, pari a 13,5 miliardi di euro.

Oggi sono state depositate anche le motivazioni con cui i magistrati contabili hanno bocciato a marzo il terzo atto aggiuntivo, che regola i rapporti tra il Ministero dei Trasporti e la società concessionaria Stretto di Messina, perché “incompatibile” con le norme Ue.

In evidenza la direttiva europea che disciplina la modifica di contratti durante il periodo di validità. Viene sottolineata l’incertezza sul costo complessivo dell’opera: “La valutazione degli aggiornamenti progettuali in misura pari a euro 787.380.000, in quanto frutto di un’attività di mera stima, rende possibile il rischio di ulteriori variazioni incrementali, incidenti sul superamento della soglia del 50% delle variazioni ammissibili”, scrivono i giudici. Ancora, viene sottolineato che l’opera è finanziata “interamente” con fondi pubblici mentre in origine era previsto un contributo dei privati al 60%. E “tale circostanza concreta un’ipotesi di modifica sostanziale del contratto”, spiega la Corte.

“So che anche qui c’è qualche parte del sistema Paese che complica le cose. Spero che nel 2026 lo spirito che ha permesso di realizzare queste stazioni animi la politica”, ha aggiunto Salvini.

Da ALESSANDRO FUCCI

Tributarista di Esperienza. Esperto in Fisco e Tasse. Classe '77 . Conosciuto per la capacità di risollevare gli imprenditori in difficoltà.