A deliberarlo, all’unanimità, è stato il Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito a New Delhi, in India. Un’eccellenza che va difesa e valorizzata.
Una miscela culturale e sociale di tradizioni culinarie, un mosaico di tante diversità da cui nasce e si sprigiona la forza del made in Italy a tavola: la cucina italiana entra ufficialmente nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità.
A deliberarlo, all’unanimità, è stato il Comitato intergovernativo dell’Unesco, riunito a New Delhi, in India. È la prima cucina al mondo ad essere riconosciuta nella sua interezza. L’annuncio è stato accolto da un lungo applauso in sala.
E in Italia i festeggiamenti hanno attraversato tutta la giornata culminando con l’accensione al Colosseo. A Milano si è illuminato con i toni del tricolore il Castello Sforzesco.
La candidatura, avanzata nel 2023 da una rete di istituzioni culturali e associative, ha avuto successo per aver messo in risalto i valori fondamentali che vanno oltre la ricetta, ovvero la sostenibilità e l’impegno nel contrasto allo spreco alimentare. C’è anche un’identità culturale dovuta al legame indissolubile con il territorio e la capacità di tutelare la biodiversità delle diverse regioni. L’ultimo elemento è la convivialità, ovvero l’atto del cucinare e del condividere il pasto come una pratica quotidiana capace di unire comunità, generazioni e culture. Con l’ingresso della Cucina italiana, l’Italia rafforza il suo primato, portando a 20 gli elementi nazionali iscritti nella prestigiosa Lista del Patrimonio Immateriale. Essa si affianca a precedenti e celebri riconoscimenti come la Dieta Mediterranea (2013), l’Arte del pizzaiuolo napoletano (2017) e la Cerca e cavatura del tartufo (2021).
Nonostante l’enorme e meritato riconoscimento, la cucina italiana non è un’entità monolitica. Al contrario, è un mosaico dinamico e un capolavoro di sintesi, frutto di secoli di scambi e contaminazioni culturali. Riconoscere queste radici plurime esalta la sua unicità. Piatti simbolo come la pizza e la pasta al sugo non esisterebbero senza il pomodoro, la patata, il peperoncino e il mais (per la polenta), tutti ingredienti importati dopo il 1492 dall’America. Poi ci sono i contributi arabi e mediterranei che hanno aggiunto elementi fondamentali come gli agrumi, il riso e tecniche dolciarie, in particolare nel Sud Italia. La cucina italiana eccelle proprio nella sua capacità di assimilare, rielaborare e nobilitare ingredienti e tecniche provenienti da tutto il mondo, trasformandole in un patrimonio distintivo che, oggi, celebra la sua identità unica, ma intrinsecamente globale.
Secoli di storia, tradizioni regionali, innovazione e genuinità dei prodotti eno-gatronomici fanno dell’Italia l’exemplum maximum del gusto.
(Fonti: Cultura.gov.it, ilfattoalimentare.it)

