Tra storia e leggenda
San Nicola era originario di Patara e vescovo della città di Myria (Anatolia- Turchia). Era nato da una ricca famiglia ma rimase orfano da piccolo e per questo fu allevato in un monastero. Divenuto prete, con la sua eredità faceva regali a tutti. Oggi è patrono molto amato di Bari.
Durante gli anni della sua giovinezza, Nicola si imbarcò per recarsi in pellegrinaggio in Terra Santa. Camminando sulle stesse vie percorse da Gesù, Nicola pregò di poter fare un’esperienza ancora più profonda di vicinanza alla vita e alle sofferenze di Gesù. Sulla via del ritorno si scatenò una tremenda tempesta, e la nave rischiò di affondare. Nicola si raccolse quietamente in preghiera, e il vento e le onde si calmarono all’improvviso, tra lo stupore dei marinai che temevano il naufragio.
Dopo la morte di San Nicola, la sua tomba a Myra divenne presto meta di pellegrinaggio e le sue reliquie furono subito considerate miracolose a causa di un misterioso liquido, detto la manna di San Nicola, che ne fuoriusciva. Quando la Licia, nell’XI secolo, venne occupata dai Turchi, i veneziani cercarono di impadronirsene, ma vennero preceduti dai baresi che portarono le reliquie in Puglia nel 1087. Due anni dopo venne ultimata la cripta della nuova chiesa, voluta dal popolo di Bari sul luogo dove sorgeva il palazzo del catapano bizantino, e Papa Urbano II, scortato dai cavalieri normanni signori della Puglia, pose le reliquie del Santo sotto l’altare dove si trovano ancora oggi. La traslazione delle reliquie di San Nicola ebbe un’eco straordinaria in tutta Europa e nel Medioevo il santuario pugliese divenne un’importante meta di pellegrinaggio, col risultato della diffusione del culto di San Nicola di Bari (e non di Myra).
Secondo una leggenda cruenta, una notte tre ragazzi chiedono ospitalità in una locanda, l’oste e sua moglie li accolgono volentieri perché hanno finito la carne in dispensa, poi li fanno a pezzi con l’accetta e li mettono in salamoia. Finito il massacro, san Nicola bussa alla porta e chiede un piatto di carne. Al rifiuto dell’oste si fa portare in dispensa, dove estrae dalla salamoia i tre giovani, vivi e vegeti. Per questo San Nicola protegge le persone povere, le vedove e i bambini.
Secondo un’altra leggenda, il santo prima di essere ordinato vescovo incontrò una famiglia nobile e ricca caduta però in miseria. Il padre, che si vergognava dello stato di povertà in cui versava, decise di avviare le figlie alla prostituzione. Nicola, nascondendosi, lasciò scivolare dalla finestra dell’abitazione dell’uomo tre palle d’oro, che ricorrono nell’iconografia classica con cui viene rappresentato, grazie alle quali l’uomo poté far sposare le figlie e risparmiare loro l’onta della prostituzione.
Dal Medioevo al mondo contemporaneo, la figura di San Nicola ha viaggiato attraverso Paesi, migrazioni e culture diverse, trasformandosi ma conservando il nucleo originario: un gesto di cura verso i più piccoli, un dono di luce nel bel mezzo dell’inverno e dei giorni più freddi.

La figura di Babbo Natale come la conosciamo oggi, con il suo vestito rosso e la barba bianca, si è consolidata soprattutto grazie alle illustrazioni di Thomas Nast, un disegnatore americano del XIX secolo, e alla celebre campagna pubblicitaria della Coca-Cola nel 1931, che ha contribuito a rafforzare l’immagine di Babbo Natale come simbolo del Natale moderno.
(Fonti: Quotidiano.net, vaticannews.va)

