L’inizio della nuova legislatura campana diventa subito un terreno minato per Roberto Fico. Mentre il presidente eletto tenta di definire la squadra di governo con criteri rigidi, si moltiplicano .le pressioni . Da Benevento, però, è proprio il sindaco Clemente Mastella a prepararsi a una fase di frizione.
Il nodo cruciale, spiega Angelo Agrippa sul «Corriere del Mezzogiorno», resta l’intenzione di Fico di escludere dalla giunta i consiglieri eletti e i candidati non riusciti a conquistare un seggio. Una linea che sta creando fratture in più partiti. In Italia Viva, dove vengono segnalati malumori crescenti, si attende nelle prossime ore l’arrivo a Napoli di Matteo Renzi per sostenere la «causa» che porterebbe Ciro Buonajuto all’assessorato, consentendo al tempo stesso l’ingresso in consiglio regionale di Armando Cesaro.
Un’impostazione, quella voluta da Fico, che Mastella giustamente critica : «Immaginare che chi si è gettato nella mischia di una massacrante campagna elettorale, mettendoci la faccia e raccogliendo i consensi, sia a prescindere fuori dalla giunta a favore di chi era comodamente in poltrona, è un’ingiustizia politica». E aggiunge: «La mia lealtà politica verso il presidente Fico resta intatta per ora e per dopo, ma lo stop per la giunta a consiglieri e candidati mi vede in profondo e radicale disaccordo».
Mastella: «Un passo falso per il campo largo»
Il leader di Noi di Centro e primo cittadino beneventano esterna il suo malcontento dopo «una franca conversazione avuta con il presidente eletto della Regione». La sua analisi è chiara: «Così non va e il primo passo in Campania del campo largo è un passo falso». Poi affonda il colpo contro le scelte decisionali di Fico: «Pensavamo fosse archiviata definitivamente la logica bonapartista e tolemaica per cui si decide, sulla testa di tutti, con la propria testa».
Mastella cita intelligentemente anche esempi istituzionali per contestare la chiusura imposta al consiglio regionale: ricorda che in Francia un deputato può assumere un incarico di governo grazie al sistema della supplenza; in Puglia, lo Statuto regionale impone che otto dei dieci assessori siano scelti tra gli eletti; e rimarca infine che gli esecutivi guidati da Giuseppe Conte includevano numerosi parlamentari con funzioni ministeriali. «La formula che ha in mente Fico è una bizzarria istituzionale, peraltro escogitata ex post: le regole vanno stabilite prima del fischio d’inizio della partita, non dopo».
L’ipotesi Pellegrino Mastella e il ruolo dei partiti
Di fronte alla prospettiva di rimanere escluso ingiustamente, Mastella è pronto a reagire, puntando sulla nomina di Pellegrino ad assessore. «E comunque — rilancia — se le porte in giunta sono aperte, come sembra, ai segretari nazionali e agli ex ministri, il capo di Noi di Centro sono io, dunque metto sul tavolo anche il mio nome e la mia storia».
Ribadisce inoltre l’inefficacia delle figure esterne rispetto al controllo dei partiti: «Gli esterni in giunta regionale non funzionano, poiché si svincolano dai partiti e diventano “prigionieri politici” del presidente». Un monito che chiude con un appello diretto: «Dico al presidente Fico di rispettare il ruolo dei partiti e delle formazioni che hanno contribuito in maniera decisiva ad eleggerlo».
Coerente come sempre, sincero ancor di più.

