“Don Alì”, il “re dei maranza” arrestato per atti persecutori

Il famigerato «re dei maranza» è stato arrestato. Said Alì, 24 anni, nato in Marocco e cittadino italiano, conosciuto sui social come Don Alì, “protagonista” di recente di un servizio delle Iene sul canale Mediaset Italia 1, è stato fermato dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Torino, guidati dal dirigente Davide Corazzini. Le indagini sono coordinate dalla Procura del capoluogo piemontese.

Il giovane, seguitissimo sulle piattaforme digitali  TikTok e Instagram e autoproclamatosi «il re dei maranza», era da tempo al centro delle polemiche per un video girato nel quartiere Barriera di Milano, in cui aggrediva verbalmente un maestro di una scuola elementare accusandolo di aver maltrattato un alunno. Il docente era stato accerchiato e minacciato da Don Alì e da altri due membri del suo team. L’insegnante aveva denunciato l’accaduto e la procura aveva quindi aperto un fascicolo. Pochi giorni dopo la pubblicazione del video una troupe della trasmissione Dritto e Rovescio di Rete 4, che si trovava in corso Novara, tra i quartieri Aurora e Barriera di Milano, per un servizio proprio su Don Alì, era stata aggredita. Un uomo incappucciato, armato di una mazza chiodata, si è avventato contro l’auto con la quale erano arrivati i cronisti e gli operatori, facendo a pezzi il parabrezza. L’aggressore è poi fuggito. Su questo episodio indagano i carabinieri.

Don Alì è ritenuto responsabile di atti persecutori ai danni dell’insegnante, e per lo stesso reato è stato disposto l’obbligo di firma per un 24enne e un 27enne torinesi, suoi presunti complici. La misura cautelare è stata eseguita ieri sera, al termine delle ricerche di Don Alì, resosi irreperibile. Il giovane era stato individuato nelle cantine di un palazzo a Barriera di Milano. Dopo un breve inseguimento è stato bloccato e portato in Questura. Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dalla Procura di Torino, erano iniziate a fine ottobre dopo l’agguato al docente all’uscita dall’istituto scolastico dove si era recato a prendere la figlia di tre anni e mezzo. Il docente, oltre a essere stato minacciato, era stato colpito con alcuni schiaffi alla nuca. L’aggressione era stata ripresa con il telefono e pubblicata su Instagram in forma di reel, con didascalie che definivano il docente «pedofilo». Nelle settimane successive Don Alì aveva pubblicato anche spezzoni di un’intervista televisiva alle Iene in cui, parlando della vicenda, affermava la necessità di «punire» chi abusa dei bambini e poi aveva rivolto nuove minacce al docente: «e se la prossima volta abusi un bambino, finirà molto peggio!”. L’insegnante aveva riportato uno stato d’ansia certificato, con ripercussioni sulla quotidianità familiare. Gli accertamenti investigativi hanno inoltre permesso di escludere che il presunto maltrattamento attribuito al docente fosse fondato e hanno collegato Don Alì anche a un’aggressione avvenuta l’11 novembre ai danni di una troupe della trasmissione Dritto e Rovescio.
Ecco la dimostrazione di una integrazione fallita, con questi “maranza” che non sono solo bulli, ma si credono detentori di leggi da applicare con la violenza, sia fisica che mediatica.
Don Alì è un modello da non imitare.

 

 

 

(Fonti: Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano)

 

 

 

 

 

 

(Fonti: Il Messaggero, Il Fatto Quotidiano)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.