Ogni anno “vengono effettuate oltre 200.000 donazioni immobiliari: nel 2021 ne sono state effettuate più di 221.000, nel 2022 quasi 213.000, nel 2024 218.000” ed è “un fenomeno che costituisce una parte significativa della gestione del patrimonio delle famiglie, in un Paese dove la popolazione invecchia sempre di più. Tuttavia, molti di questi beni sono soggetti al rischio di “blocchi” giuridici: gli immobili donati, infatti, possono essere oggetto di richieste di restituzione da parte degli eredi legittimari in caso di lesione della legittima”.

Lo evidenzia, in una nota, il Consiglio nazionale del Notariato, nel corso del congresso della categoria professionale, a Roma, sostenendo che tale “meccanismo genera incertezze nel mercato immobiliare, rendendo difficili le transazioni e complicando l’accesso al credito, poiché le banche sono riluttanti ad accettare tali immobili come garanzia per i mutui”.
La proposta dei notai: superare questa problematica, “stabilendo che gli eredi legittimari non possano più chiedere la restituzione di un immobile donato a un terzo acquirente. In altre parole, chi acquista un immobile donato avrà la certezza che il bene non potrà più essere oggetto di rivendicazione. Nonostante la modifica proposta elimini la possibilità di restituzione del bene agli eredi legittimari, la loro tutela rimarrà intatta”, e “gli eredi legittimari non perderanno i propri diritti, ma li vedranno trasformati in un diritto di credito nei confronti del donatario, equivalente al valore del bene donato, così come già avviene in diversi ordinamenti stranieri, a partire dalla Germania”.

