Tra le misure per sostenere le famiglie è prevista una serie di norme che concernono gli stipendi, gli aumenti retributivi, gli straordinari, il trattamento salario accessorio, i premi di risultato e anche i buoni pasto. L’obiettivo, si legge all’articolo 4 del disegno di legge della manovra di Bilancio, è di «favorire l’adeguamento salariale al costo della vita e di rafforzare il legame tra produttività e salario». Per l’aumento dei contratti del 2025 e 2026 la tassazione scenderà al 5%.
La misura è diretta a 3,3 milioni di dipendenti, ma solo con un reddito lordo inferiore ai 28 mila euro. Detassati per tutto il 2026 anche straordinari, festivi e lavoro notturno per tutti i lavoratori dipendenti con redditi lordi fino a 40 mila euro e per un massimo di 1.500 euro. Per fare fronte alla «eccezionale» mancanza di offerta di lavoro, per i lavoratori del turismo, del commercio e delle terme su notturni e straordinari verrà invece applicata una maggiorazione del 15% dal primo gennaio 2026 al 30 settembre 2026. Ridotta dal 5% all’1% la tassazione dei premi di risultato e aumenta il tetto da 3 mila a 5 mila euro. Detassati i buoni pasto elettronici fino a 10 euro (da 8).
Per i dipendenti pubblici gli stipendi aumenteranno grazie al pacchetto fiscale inserito nella manovra. Un beneficio totale che potrà arrivare fino a sfiorare, nel suo massimo, i 56 euro al mese, vale a dire 664 euro l’anno, spiega il quotidiano il Messaggero. La riduzione della seconda aliquota Irpef dal 35 per cento al 33 per cento, a partire dal primo gennaio del prossimo anno, porta ad un beneficio annuo che varia in funzione del reddito. Si va dai 144 euro annui a 30 mila euro di reddito, ai 384 euro a 40 mila, fino ad arrivare ad un massimo di 440 euro l’anno a partire dai 50 mila euro (il beneficio si azzera alla soglia dei 200 mila euro di reddito). Nello scaglione della “classe media”, quello cioè che va da 28 a 50 mila euro di reddito, sono ricompresi praticamente tutti i lavoratori pubblici (con l’eccezione per i soli dirigenti).
Secondo i dati della Ragioneria dello Stato, i dipendenti della Sanità guadagnano mediamente 43 mila euro l’anno, quelli delle Funzioni centrali (vale a dire ministeri, Inps, Inail e Agenzie fiscali), sfiorano i 41 mila euro, rileva ancora il Messaggero. Più in basso ci sono solo le Funzioni Locali (Comuni e Regioni) con i loro 33.700 euro medi lordi annui, e la Scuola, con i docenti e il personale Ata, fermi ad una retribuzione di poco superiore a 33 mila euro lordi medi annui. Il taglio dell’aliquota Irpef dal 35 per cento al 33 per cento, darà un beneficio mensile che oscilla da 12 a 37 euro a seconda del reddito.
E’ previsto che anche sui premi di produttività, e sulle indennità fisse e variabili, pagate dalle amministrazioni di appartenenza dei dipendenti pubblici, sia applicata invece della normale aliquota marginale Irpef, una “cedolare secca” del 15 per cento. Questo però con presupposti, cioè che la retribuzione annua del dipendente pubblico che riceve il bonus, non deve superare i 50 mila euro lordi, e che il premio, il bonus o l’indennità massima percepita durante l’anno, che può godere della tassazione agevolata. Questa soglia è stata fissata a 800 euro. Si tratta di un limite inferiore alla media dei premi pagati nella Pubblica amministrazione che è di 1.200 euro l’anno. Sommando il taglio Irpef alla detassazione dei premi, un dipendente pubblico che guadagna 40 mila euro l’anno, avrà un aumento da “detassazione” in busta paga di 32 euro al mese. Il massimo, poco più di 56 euro (pari a 664 euro l’anno), lo raggiunge chi guadagna 50 mila euro, secondo i calcoli del quotidiano.

