“All’Assemblea generale delle Nazioni Unite dirò la nostra verità: la verità sui cittadini di Israele, la verità sui nostri soldati e la verità sul nostro Paese. Denuncerò quei leader che, invece di attaccare gli assassini, gli stupratori e i massacratori di bambini, vogliono dare loro uno Stato nel cuore della Terra d’Israele. Questo non accadrà”.
Lo ha dichiarato – come riporta il Times of Israel – il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sulla pista dell’aeroporto Ben Gurion, prima di salire sul suo aereo per New York.
“A Washington incontrerò per la quarta volta il presidente Trump – ha aggiunto Netanyahu – e discuterò con lui delle grandi opportunità che le nostre vittorie hanno portato, e anche della nostra necessità di completare gli obiettivi della guerra: restituire tutti i nostri ostaggi, sconfiggere Hamas ed espandere il cerchio di pace che si è aperto in seguito alla storica vittoria nell’operazione ‘Rising Lion’ ( Leone che si alza, N.d.R. , contro l’Iran) e ad altre vittorie che abbiamo ottenuto”.
Netanyahu non arretra di un passo dalla sua posizione, convinto dell’appoggio USA e dell’avanzata dell’esercito su Gaza, ma dimentica che se, nella sua più ottimistica ipotesi, riuscisse a inglobare Gaza liberandosi del popolo palestinese in esodo, Israele rimarrebbe sola e finalmente diventerebbe un obbiettivo accerchiabile dal mondo islamico.
La soluzione di “due popoli, due stati” sembra impossibile alla luce dei recenti avvenimenti, con un genocidio confermato dall’ONU ad opera di Israele. E comunque, dopo tutto quello che è successo finora, quale palestinese non vorrebbe vendicarsi?
Israele è una nazione condannata a doversi difendere in eterno, e dovrà escogitare qualcosa in più dell’Iron Dome.
Probabilmente un giorno verrà attivato il fantomatico “Protocollo Sansone”, e sarà la fine.
(Fonte: ANSA)

