Sigfrido Ranucci sarebbe pronto a passare a La7, come aveva anticipato il sito Dagospia.

Alcune indiscrezioni Rai danno per già per certo l’accordo, altre che l’incontro con l’editore Urbano Cairo (che dovrebbe tenersi a giorni) riguarderebbe la pubblicazione di un libro. Le indiscrezioni di Fanpage.it vengono subito riprese dalle principali agenzia di stampa. Tra Viale Mazzini e il conduttore di Report il divorzio si annuncia come un’operazione in pieno stile Fabio Fazio: guadagnare più soldi (ovviamente) e passare dal pubblico al “privato socialmente impegnato”.

L’ Usigrai e Tg3 fanno appello perché la Rai lo trattenga, mentre parlamentari come la presidente della commissione di Vigilanza M5s Barbara Floridia ( sopra, in foto ) che considerano l’ addio come “una grave ferita” e farebbe “scempio del servizio pubblico”. Ufficialmente la colpa sarebbe della Rai, che con il suo ostruzionismo (il taglio delle puntate e delle repliche, una stretta sui costi e il “commissariamento” della struttura) starebbe provocando “difficoltà nella realizzazione e nel controllo dei contenuti della trasmissione”. Come con Milena Gabanelli (sotto, in foto).

Probabile scintilla l’ultima indagine a carico di Ranucci, nata dalla telefonata tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie, fatta ascoltare in tv con buona pace del diritto alla privacy della signora con la scusa della “notiziabilità” delle presunte ragioni sentimentali dietro il licenziamento dell’ex collaboratrice Maria Rosaria Boccia, indagata per stalking, lesioni, diffamazione e interferenze illecite nella vita dell’attuale corrispondente Rai da Parigi. Anche Ranucci e i suoi collaboratori sono stati indagati, per l’ennesima volta. Prima di essere travolto da una condanna che appare non così improbabile – indaga il Garante della Privacy – meglio levare le tende.

Quella contro l’ex ministro Gennaro Sangiuliano era l’ennesima inchiesta a base di pettegolezzi, illazioni e giornalismo voyeurista che in passato ha messo nell’obbiettivo altri ministri e rappresentanti politici del centrodestra ( e non solo). Consapevole di una “data di scadenza” a Viale Mazzini, il vicedirettore Rai ha passato tutta l’estate a lanciare avvertimenti e messaggini ai suoi editori, tra accuse di spionaggio contro i cronisti “sgraditi” alla premier Giorgia Meloni e le ombre occulte dei servizi segreti – che a Report erano di casa o quasi, compreso il servizio su Matteo Renzi e l’ex 007 Marco Mancini in autogrill – dietro questa fantomatica cospirazione, mentre le inchieste sui dossieraggi nate dall’esposto del ministro della Difesa Guido Crosetto hanno rivelato le vere liaisons dangereuses ( relazioni pericolose, N.d.R.) tra una serie di giornalisti legati al Fatto e al Domani e diversi inquirenti come l’ufficiale Gdf Pasquale Striano, che trasformavano informazioni segrete in inchieste rivelatesi farse.

L’editore del Corriere della Sera da tempo ha trasformato La7 nel territorio prediletto del giornalismo grillino – da Lilli Gruber a Corrado Formigli e Giovanni Floris, altre firme del Fatto sarebbero in arrivo – alla nuova Report, secondo la ricostruzione di Dagospia, dovrebbe essere destinata la prima o la seconda serata del lunedì (la più prestigiosa), anticipazioni dedicate del Corriere (dove Ranucci ritroverebbe la sua mentore Milena Gabanelli) e instant book, con dietro una corazzata social. Una alternativa macchina da guerra per cannoneggiare il governo, raccogliere i “No” al referendum sulla riforma della giustizia e condizionare le elezioni.

Di sicuro Ranucci avrà le sue buone ragioni per non rimanere in un clima a lui ostile, al di là delle illazioni che lo investono in una stagione politica con toni sempre accesi. Nella carriera di ogni giornalista possono esserci tanto scoop con fonti attendibilissime, quanto bufale campate in aria. Ma il dovere di informare è un comandamento che tutti devono rispettare, a volte a costo della propria onorabilità o incolumità. E Ranucci ha rispettato il dovere di informare, considerando che c’è sempre un fondo di verità (scomoda a molti).

E se il prossimo fosse Riccardo Iacona (sopra, in foto) con “Presa Diretta”? Le malelingue identificano i giornalisti come “traditori, iene, avvoltoi, sciacalli” quando cambiano “bandiera”, quando passano da un canale televisivo all’altro ad un’altra linea editoriale ( idem per gli sportivi e altre categorie). Ma la movibilità rappresenta proprio la libertà di espressione qualora non vi sono più i presupposti di una pacifica collaborazione. In un mondo dominato da bufale e da intelligenza artificiale menzognera si tenta di screditare una firma in ogni modo possibile, soprattutto dal punto di vista deontologico.

Auguro a Sigfrido Ranucci di superare le avversità e di continuare il suo lavoro.
Vedremo prossimamente quali pieghe prenderà questa vicenda.

(Fonte: Il Giornale, Fanpage, Dagospia)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.