Lo scrittore e drammaturgo aveva 78 anni.
Per Benni, a cui la malattia aveva tolto l’uso della parola, l’arte era qualcosa da trasformare in vita e condividere, da declinare in un racconto che dalla pagina scritta rimbalzasse continuamente nella vita quotidiana. E così aveva sempre fatto. A consacrare il suo stile inconfondibile, tra ironia e umorismo tagliente, capace di un’analisi impietosa della realtà circostante, creando personaggi indimenticabili, alcuni romanzi e raccolte di racconti di grande impatto a partire da Bar Sport ( ma anche Bar Sport 2000 e Il Bar in fondo al mare) che, pubblicato nel 1976 – quasi cinquant’anni fa – metteva insieme una serie di racconti dedicati a quei luoghi iconici che sono i bar italiani, dove campeggia la mitica Luisona, pastarella enorme ed immangiabile. Il libro gli ha dato la fama internazionale, è stato tradotto in oltre trenta lingue, e poi è diventato anche un divertentissimo film diretto da Massimo Martelli con Claudio Bisio.

Benni aveva detto: “A volte mi è capitato di pensare ad un film sulle trame dei miei libri, ma purtroppo la mia è una fantasia sovrabbondante, forse troppo costosa per il cinema”. Ma prima di passare alla narrativa aveva scritto una serie di volumi di poesia e solo dopo era arrivato al romanzo con Terra del 1983, racconto di viaggi intergalattici alla ricerca di un pianeta B per la salvezza del genere umano. I suoi occhi volavano sul mondo raccontandolo come una surreale kermesse di maschere alcune ilari, altre tristi, in cui Benni sapeva esprimere il suo punto di vista criticando lo scenario politico, “Tessera Loggia 93465″, ma anche ” Telespettatore, sii maggioranza!”.

In un libro intervista con Goffredo Fofi uscito nel 1999, Benni racconta di aver amato molto il ’77, preferendolo al ’68, perché il secondo “l’ho capito solo due anni dopo e non sono riuscito ad afferrarlo. Nel ’77 non tutto mi piaceva, però si parlava moltissimo di letteratura, di fumetto, di arte, non c’era solo la politica, e questo mi nutriva”.
Il figlio lo ricorda e lancia un invito ha chi conosceva le sue opere
“È con grande dispiacere che devo dare notizia della scomparsa di mio padre. Era affetto da tempo da una grave malattia che lo aveva tenuto lontano dalla vita pubblica. Una cosa che Stefano mi aveva detto più volte è che gli sarebbe piaciuto che la gente lo ricordasse leggendo ad alta voce i suoi racconti. Come alcuni di voi sapranno, Stefano era molto affezionato al reading come forma artistica, lettura ad alta voce – spesso accompagnato da musicisti”. Così, in un messaggio sulla pagina facebook ‘Stefano Benni – fanpage’, Niclas Benni, figlio dello scrittore.
“Se volete ricordarlo – aggiunge – vi invito in questi giorni a leggere le opere di Stefano che vi stanno più a cuore a chi vi sta vicino, ad amici, figli, amanti e parenti. Sono sicuro che, da lassù, vedere un esercito di lettori condividere il loro amore per ciò che ha creato gli strapperebbe sicuramente una gran risata”.
Il mio ricordo

Fu per caso che conobbi le opere di Benni. Avevo 17 anni, 30 anni fa, e un amico mi regalo la brochure della Economica Universale Feltrinelli. Sfogliandola trovai Benni, e decisi di andare a comprare Comici Spaventati Guerrieri, forse per quel titolo che trovai strano e intrigante. Fu meraviglioso. Lo lessi d’un fiato, mi coinvolse come mai nessuno scrittore aveva fatto prima. Da allora, ho sempre aspettato con speranza l’uscita di un suo romanzo o insieme di racconti, e la sua era una magia strana, sembrava ti parlasse direttamente.
Grazie, Stefano, grazie per tutte quelle emozioni.
(Fonti, ANSA, ADNKronos, Feltrinelli)

