Settantanove anni fa 25 milioni di italiani andarono alle urne e scelsero la Repubblica.
Buon compleanno Repubblica Italiana.
Il 2 giugno di 79 anni fa gli italiani furono chiamati alle urne per una scelta decisiva: monarchia o repubblica. Il 2 e 3 giugno 1946, 25 milioni di persone, più dell’89 % degli aventi diritto, raggiunsero i seggi per scegliere quale forma di Stato dare all’Italia. La maggioranza scelse la svolta: per ricordare questa data storica è stata istituita la Festa della Repubblica.
Alle urne, si votò anche per eleggere i componenti dell’Assemblea costituente chiamati a redigere la Costituzione della Repubblica italiana. La repubblica ottenne il 54,3 % dei voti favorevoli, mentre la monarchia si fermò al 45,7 per cento, 12 milioni di preferenze contro 10 milioni. Al nord vinse la repubblica, al sud la monarchia. I risultati della consultazione vennero diffusi la sera del 10 giugno 1946, ma la proclamazione venne rimandata. Solo il 18 giugno la Corte di Cassazione confermò la vittoria della Repubblica.

Come disse l’eminente giurista Piero Calamandrei (sopra, in foto), sottolineando la forza di una repubblica “proclamata per libera scelta di popolo mentre era ancora sul trono il re”. Il 13 giugno, i Savoia, il re Umberto II e la regina Maria Josè, abbandonarono l’Italia per l’esilio.

I leader dei principali partiti erano quasi tutti a favore della Repubblica, ma temevano che al sud i monarchici avrebbero potuto organizzare insurrezioni o rivolte e che in caso di disordini i carabinieri si sarebbero schierati con il re. Anche i repubblicani erano divisi tra di loro: i centristi temevano che i comunisti stessero organizzando un colpo di stato o una rivolta, non troppo diversa da quella scoppiata in Grecia in quei mesi. Al Sud ci fu qualche scontro: uno dei più gravi fu a Napoli, dove un gruppo di monarchici attaccò una sede del Partito Comunista – vi si era rifugiato anche Giorgio Napolitano (sopra, in foto), anni dopo divenuto presidente della Repubblica – e quando la polizia intervenne nove manifestanti monarchici furono uccisi.
Suffragio Universale, segno di civiltà

L’altissima affluenza al voto segnò un’altra svolta epocale con il suffragio universale consentendo alle donne per la prima volta il diritto di esprimersi.
Arrivarono in massa a decidere il futuro dell’Italia, loro che da secoli erano state escluse dalla vita politica e sociale del Paese. Fu il punto di arrivo di un percorso lungo e tortuoso, contrassegnato da lotte molto spesso silenziose. Di certo la partecipazione delle donne italiane alla resistenza fu fondamentale per il raggiungimento di questo obbiettivo: il sacrificio di donne come Giulia Lombardi, uccisa dal fascisti nel 1944, il ruolo determinante di Carla Capponi nella resistenza romana, l’eroismo di Irma Marchiani e di molte altre staffette e combattenti sicuramente andava riconosciuto. Eppure non furono solo la guerra e la resistenza a scuotere le coscienze di un Paese da vent’anni vittima del machismo fascista e conservatore: fin dalla seconda metà dell’Ottocento le donne italiane, sulla scia delle loro colleghe europee e soprattutto d’oltremanica, stavano prendendo consapevolezza dei loro diritti. Tra le figure di maggior importanza nella battaglia per l’emancipazione femminile vi erano infatti donne come Anna Maria Mozzoni, che già nel 1877 aveva presentato mozioni al Parlamento italiano per la concessione del voto. Anche la celebre pedagogista Maria Montessori si batté per portare le donne alle urne, sulla scia delle suffragette inglesi.
Il suffragio femminile era ormai il risultato quasi fisiologico di un Paese che voleva a tutti i costi diventare moderno e lo avrebbe fatto proprio includendo le donne. Il decreto legislativo del 1 febbraio 1945 n. 23 concederà alle maggiorenni di 21 anni il diritto di voto attivo, mentre il decreto legislativo luogotenenziale 10 marzo 1946, n. 74 concederà alle donne maggiori di 25 anni il diritto di voto passivo (le uniche a essere escluse dal diritto di voto attivo saranno le donne citate nell’articolo 354 del regolamento per l’esecuzione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza cioè le prostitute schedate che lavorano al di fuori delle case dove è loro concesso esercitare la professione).
Una cerimonia solenne
Il cerimoniale ufficiale della Festa della Repubblica prevede che il presidente della Repubblica deponga una corona d’alloro in omaggio al Milite Ignoto, all’Altare della Patria che si trova a Roma in piazza Venezia. Lungo i Fori Imperiali a Roma si svolge poi la sfilata delle forze armate. Oltre all’Esercito Italiano, alla Marina Militare, all’Aeronautica Militare e ai Carabinieri, alla parata partecipano anche la Guardia di Finanza, la Polizia, i Vigili del Fuoco, la Guardia Forestale, la Croce Rossa Italiana e alcuni corpi della polizia municipale di Roma e della protezione civile.
Auguri, quindi, Italia, o meglio, Repubblica Italiana. Tra mille e mille difficoltà, tra tanti problemi, ci sono eccezioni che ci danno la fierezza di appartenere a un Bel Paese ricco di Storia, speranze, conquiste intellettuali e sociali, patria di persone che si fanno un cuore così(!) per sbarcare il lunario e che tuttavia non demordono.
Per aspera ad astra!
(Fonti: Huffpost, Elle, La Repubblica)

