Femminicidio Martina Carbonaro: Alessio Tucci confessa

Alessio Tucci, 19 anni ancora da compiere, racconta al giudice come ha ucciso l’ex fidanzata Martina Carbonaro, 14 anni: «Ha rifiutato il mio abbraccio. Mi è salita la rabbia e l’ho colpita alle spalle». 

Davanti al gip di Napoli Stefania Amodeo, nell’interrogatorio di convalida del fermo, Tucci ripercorre gli ultimi minuti di vita di Martina. A cominciare dalla telefonata con la madre, Enza Cossentino. «Torno per le 20,30», le dice la ragazza. Poi i due si dirigono verso l’ex stadio Moccia ad Afragola (Na), un luogo che conoscono bene. Si appartavano lì quando stavano ancora insieme. Vengono ripresi dal sistema di videosorveglianza presente sul luogo.

Ma Alessio non lo sa, e sulle prime, agli inquirenti dirà il contrario. «Ci siamo lasciati in centro. Ognuno per la propria strada». Sulle pareti della casupola un tempo abitata dal custode ci sono ancora le scritte d’amore lasciate da Martina e Alessio. Il ragazzo confida nella speranza che, vedendole, Martina si commuova e torni con lui. Ma lei è decisa. Forse per quello schiaffo ricevuto quando si era resa conto che fra loro era finita o per la sua gelosia, morbosa, che le impediva di vedere o solo parlare, in chat, con altri ragazzi. Martina non vuole più Alessio. E quando lui prova ad abbracciarla, ma lei lo respinge, esplode la violenza.

«Scatenava una forza micidiale contro la vittima – scrive il pubblico ministero Alberto Della Valle nel decreto di fermo – colpendola ripetutamente con un corpo contundente tipo pietra, anche dopo che, inferto il primo colpo, la stessa cadeva a terra». Per il medico legale almeno quattro volte, un primo colpo le avrebbe fatto perdere i sensi, gli altri tre sono mortali.

Ma Alessio, come spiega il suo difensore, l’avvocato Mario Mangazzo, all’uscita del carcere di Poggioreale, ricorda tre colpi. Tucci  nasconde Martina Carbonaro sotto un vecchio armadio e la copre con calcinacci e rifiuti. Non è chiaro se fosse ancora viva, quindi se si sarebbe potuta salvare se lui avesse compreso la gravità del fatto e avesse chiamato prontamente i soccorsi.

«Il ragazzo ha dichiarato che non respirava più. Lui ha sentito che non respirava più». Dal primo esame medico legale le lesioni lacero contuse sarebbero tutte sulla nuca e sulla tempia della ragazzina.

«L’ho colpita una prima volta da dietro», è stato verbalizzato. Sarà l’autopsia, a questo punto, disposta per il 3 giugno, a chiarire dinamica del  delitto.

«A mio giudizio non c’è stato accanimento – spiega ancora l’avvocato Mangazzo – Ci sono stati questi tre colpi e la ragazza poi ha perso i sensi quasi subito. Accanimento non c’è stato per il numero dei colpi inferti». Alessio ha raccontato al suo difensore che non riesce a dormire, che ha dovuto assumere dei calmanti. «Comprensibilmente per lui non sono giorni facili, naturalmente, per questa cosa grave che ha commesso», conclude l’avvocato. Compiuto l’omicidio Tucci, nascosto il cadavere della ragazza «che tanto amava», pensa solo a scappare e a crearsi un alibi. Cancella le chat fra lui e Martina, spegne il suo cellulare per non farla rintracciare e lo nasconde in un’intercapedine. A casa consegna i suoi jeans sporchi del sangue di Martina alla mamma per metterli in lavatrice e si fa una doccia. Si medica alla buona graffi e ferite sulle mani, quelle che si è inferto uccidendola e gettandole sopra, a mani nude, pezzi di calcinacci, mattoni e rifiuti. Gli sfuggono gli occhiali di Martina, caduti durante la mattanza, ritrovati dai carabinieri assieme all’arma del delitto prima ancora di scoprire il corpo della 14enne. Poi cena, come se nulla fosse successo. Durante la notte partecipa alle ricerche della ragazza, piange e consola i suoi genitori, sembra davvero preoccupato. «Avevo l’assassino di mia figlia in auto e non lo sapevo», dirà il padre della vittima, Marcello Carbonaro.

Purtroppo le relazioni tossiche rischiano di avere un triste epilogo come nel caso Di Martina, vittima innocente di una relazione che forse non avrebbe mai dovuto nemmeno iniziare.

In casi rottura, o con il sospetto che il proprio partner possa avere comportamenti pericolosi e/o violenti, è fondamentale rivolgersi ai propri cari informandoli, o anche rivolgersi alle autorità competenti.
Martina purtroppo è stata condotta in una trappola senza ritorno.
Oltre al femminicidio, brutale nella sua esecuzione, fa orrore pensare alla “recitazione” di Alessio Tucci nelle ore successive.

“Avevo capito che qualcosa non andava  quando lui è tornato a casa senza di lei ed è corso subito a farsi una doccia. Ho avuto un terribile presentimento, ho pensato che l’avesse uccisa. Così è stato. Ci ha anche ingannati, partecipando alle ricerche per depistare le indagini» ha detto Enza Cossentino (sopra, in foto), la madre di Martina.

 

Donna Vita Libertà.

 

 

(Fonti: Il Giornale, Il Messaggero)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.