Gli americani in generale si dicono in disaccordo per il 57% e d’accordo per il 22% nel sondaggio YouGov; gli elettori trumpiani su questo sono spaccati a metà. In un sondaggio del Pew Research Center condotto lo scorso mese, veniva chiesto agli americani chi abbia tratto maggiori benefici dai rapporti commerciali con Cina, Canada e Messico: il 46% degli interpellati rispondeva «la Cina» e solo il 29% rispondeva «Messico» o «Canada» (la metà o più rispondeva che dai rapporti con Canada e Messico, traggono beneficio tutti: sia questi due Paesi che gli Stati Uniti).
I dazi contro la Cina sono più popolari degli altri. L’economia è il leit motiv su cui Trump ha puntato per essere eletto, ma YouGov rivela che metà degli americani dicono ora che il presidente spinge per i dazi anche perché «fraintende l’economia del commercio».
Un sondaggio di Reuters e Ipsos pubblicato martedì afferma che gli americani tendono a condividere (52% contro il 44%) l’idea che gli altri Paesi si approfittino degli Stati Uniti dal punto di vista del commercio, ma non venivano fatti presenti i deficit della bilancia commerciale nella domanda.
Ad ogni modo solo il 14% dice di appoggiare fortemente la «cura» prescritta da Trump del 10% di tariffe generalizzate su tutti gli altri Paesi; solo il 13% si dice fortemente a favore della sua tariffa del 25% su tutte le auto importate: solo il 21% inoltre afferma di aver visto diminuire i prezzi al supermercato o al benzinaio negli ultimi tre mesi.
Anche i lavoratori del settore dell’industria manifatturiera non sono convinti secondo un mini-sondaggio su 500 operai condotto dal Washington Post in tutto il Paese. Il Washington Post dava ampio spazio ieri ad un articolo in cui si affermava che gli elettori di Trump che sono pronti a dargli il tempo di avere risultati, e che sono pronti a seguirlo facendo sacrifici «nel breve termine» pur di avere l’America First (L’America prima)«nel lungo periodo». Questo dimostra il perdurare di una notevole fiducia e fedeltà da parte della sua «base». I repubblicani al Congresso temono però che quello che vale per il presidente Trump non si applichi a loro.
Trump sembra a tratti irremovibile, a tratti aperto, mantenendo comunque il suo caratteristico carisma con una vena di sarcasmo tipicamente Yankee.
Ha sconfitto sia la Harris che Biden, ha sconfitto perfino la morte per pochi millimetri, e questo, chiunque al posto suo lo ammetterebbe, conferisce un’aura speciale. Dietro di lui c’è uno staff di economisti e analisti che lo consiglia già prima di salire alla Casa Bianca, e le lobbies che lo sostengono di sicuro stanno guadagnando con le speculazioni che i dazi stanno offrendo, non solo sul mercato americano, ma anche su tutte le altre borse del globo.
Il lungo termine, nelle analisi economiche, rappresenta sempre un’incognita, malgrado le più accurate previsioni. Può succedere di tutto.