Mimmo Lucano resta sindaco del comune di Riace.
A metà marzo, poco dopo la sentenza che ha chiuso la lunga odissea giudiziaria di Lucano, cassando quasi interamente l’impianto accusatorio che leggeva nel laboratorio di accoglienza di Riace un sistema criminale, la Prefettura di Reggio Calabria aveva avviato la procedura per dichiarare decaduto Lucano, oggi anche eurodeputato di Avs. Un atto dovuto, in seguito alle indicazioni del Viminale che ha deciso di considerare coperta dall’ombrello della legge Severino anche la condanna per falso, seppur con pena sospesa.
All’epoca, la procura di Locri aveva ipotizzato che Lucano fosse a capo di una vera e propria associazione criminale, strutturata per distrarre i fondi destinati all’accoglienza, nonostante non sia mai stato trovato un euro di quel denaro nella tasche del sindaco e europarlamentare di Avs, come di altri indagati. Lo ha affermato la Corte d’appello, che ha ribaltato la condanna a 13 anni e 2 mesi, cassando tutte le accuse e lasciando in piedi unicamente una contestazione di falso per un’unica delibera sgangherata. Dello stesso avviso è stata in seguito la Cassazione.
Non è passata in Consiglio comunale la pratica sulla decadenza attivata dopo la comunicazione della Prefettura di Reggio Calabria del marzo scorso in seguito alla sentenza della Cassazione che ha reso definitiva la condanna a 18 mesi per un falso contestato al sindaco nel processo Xenia sulla gestione dei migranti a Riace.
La Prefettura aveva trasmesso al Comune il parere del ministero dell’Interno secondo il quale, anche se con pena sospesa, la condanna inflitta a Lucano rientrerebbe nella fattispecie della legge Severino. In dettaglio, con la sentenza definitiva, Lucano, secondo il Viminale, doveva essere dichiarato ineleggibile e siccome l’elezione a sindaco è arrivata prima della pronuncia della Cassazione, avrebbe dovuto essere dichiarato decaduto.
Il reato per il quale è stato condannato Lucano non prevede l’immediata decadenza d’ufficio.Il suo legale Andrea Daqua: “né la sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria, né quella della Cassazione fanno riferimento alcuno al presunto abuso di potere o a violazione dei doveri”.
Il Consiglio comunale, nel quale il sindaco non era presente, intanto, non ha accolto il parere della Prefettura ed ha respinto la pratica a maggioranza, con un astenuto e l’assenza – annunciata – dei tre consiglieri di opposizione.
La vicenda non finisce qui. La Prefettura di Reggio può attivare l’azione popolare in base all’articolo 70 del Testo unico degli enti locali. Questo comporterebbe un ricorso della stessa Prefettura al giudice civile davanti al quale Mimmo Lucano potrà opporsi. Allo stato passi formali in tal senso non risultano, ma l’Ufficio territoriale di governo, in una comunicazione delle scorse settimane, ha di fatto preannunciato che ricorrerà alla giustizia civile.
Lucano è sollevato dalla decisione del Consiglio comunale sulla quale, ha detto all’ANSA, “non avevo dubbi”. La sua speranza è che la vicenda “si chiuda qui, ma – ha aggiunto – se la Prefettura, come ha già annunciato, promuoverà l’azione popolare, ovviamente cercherò di far valere le mie ragioni in tutte le sedi opportune che la legge mi consentirà”.
Mimmo Lucano infine aggiunge: “Secondo avvocati e esperti di diritto che ho consultato, l’applicazione della legge Severino nel caso che mi riguarda è assurda. Proprio per questo stiamo pensando di rivolgerci al presidente della Repubblica Sergio Mattarella”.
(Fonti: ANSA, La Repubblica)

