Alzheimer: la stimolazione magnetica frena la progressione della malattia

La stimolazione magnetica transcranica – terapia non invasiva basata su impulsi elettrici impercettibili per il paziente, opportunamente focalizzati su una precisa area del cervello – è in grado di dimezzare la progressione dell’Alzheimer dopo 52 settimane di trattamento, con miglioramenti evidenti sulle funzioni cognitive, l’autonomia della vita quotidiana e i disturbi comportamentali. È il risultato dello studio pubblicato sulla rivista Alzheimer’s Research & Therapy dall’equipe di ricerca del Professor Giacomo Koch del Dipartimento di Neuroscienze e Riabilitazione dell’Università di Ferrara, vice direttore scientifico dell’Ospedale di neuroriabilitazione Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma.

Il professor Marco Bozzali (sopra, in foto),associato di Neurologia della Città della Salute e della Scienza e dell’Università degli Studi di Torino, co-autore dello studio e presidente della Sindem: “Questi risultati aprono nuove prospettive per lo sviluppo di terapie non farmacologiche personalizzate e, in vista dell’introduzione dei nuovi farmaci attualmente in corso di sperimentazione, per terapie complementari efficaci e prive di controindicazioni. Saranno pertanto necessari ulteriori studi multicentrici di Fase 2/3 per confermare la validità clinica di questo nuovo approccio terapeutico e per definire meglio i suoi meccanismi d’azione”.

La ricerca non conosce tregua nella lotta contro le innumerevoli patologie che affliggono l’umanità.

 

 

 

(Fonti: ANSA, Il Messaggero)

 

 

 

 

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.