Il Parkinson in Italia colpisce 300.000 persone

Il Parkinson è il disordine del movimento più diffuso al mondo.

La sua capacità di influenzare diversi aspetti delle funzioni corporee e cognitive ha conseguenze sulla vita dei pazienti e può influire anche sulla loro sfera comportamentale. Si manifesta nei pazienti a seguito di un calo di produzione di dopamina nel cervello. Il calo di questa sostanza provoca una degenerazione dei neuroni lenta ma progressiva.

L’area del cervello colpita si chiama sostanza nera e può avere una perdita cellulare superiore al 60% quando esordiscono i primi sintomi.

L’esordio della malattia di Parkinson è in genere intorno ai 60 anni, anche se una piccola porzione dei pazienti (il 5% circa) ha un esordio giovanile.

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa cronica e progressiva che colpisce principalmente il sistema nervoso centrale, compromettendo il controllo dei movimenti.

È caratterizzata dalla degenerazione dei neuroni dopaminergici nella substantia nigra, una regione del cervello responsabile della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore essenziale per il movimento e l’equilibrio.

I sintomi principali del Parkinson sono classificati come motori e non motori.

Tra i sintomi motori più comuni figurano il tremore a riposo, la rigidità muscolare, la bradicinesia (lentezza nei movimenti) e l’instabilità posturale.

Questi sintomi possono variare da persona a persona e peggiorano progressivamente nel tempo.

I sintomi non motori includono disturbi del sonno, depressione, ansia, alterazioni cognitive, stipsi e perdita dell’olfatto.

La diagnosi del Parkinson si basa principalmente sull’esame clinico, poiché non esiste un test diagnostico specifico.

Gli specialisti analizzano la storia medica del paziente e conducono test neurologici.

Strumenti come la risonanza magnetica e la tomografia a emissione di positroni (PET) possono aiutare a escludere altre condizioni.

Non esiste una cura definitiva per il Parkinson, ma i trattamenti mirano a gestire i sintomi e migliorare la qualità della vita.

Quando si parla di Parkinson si pensa più comunemente ad una malattia che colpisce esclusivamente gli anziani, ma un’analisi del 2024 dei dati real world di Iqvia Italia, leader  nell’analisi di dati sanitari e farmaceutici conferma oltre 300mila persone con questa diagnosi in Italia.

Nonostante la maggior parte delle persone affette abbia più di 70 anni (84%), il numero di nuovi casi tra gli under 60 è in crescitacon la possibilità già a partire dai 40 anni. Nell’ultimo anno sono state diagnosticate 16mila persone che hanno iniziato il trattamento. Questi dati mostrano un’evoluzione non solo clinica, ma anche sociale. Il Parkinson sta purtroppo entrando nella vita delle persone in età lavorativa, influenzando la  quotidianità, il lavoro e il benessere psicologico-sociale dei pazienti e delle loro famiglie.

La stabilità nelle terapie sembra essere la tendenza prevalente, ma uno sguardo più accurato mostra una lenta trasformazione nelle scelte di trattamento, rileva ancora Iqvia. Attualmente i farmaci a base di L-Dopa continuano a essere il pilastro portante del trattamento (40%), ma negli ultimi anni si è osservata una crescita nell’uso degli inibitori della monoamino ossidasi (Mao), passando dal 24% al 29%. Allo stesso tempo, gli agonisti della dopamina ( che ne mimano l’azione) sono diminuiti significativamente, dal 25% al 18%. Le terapie si stanno diversificando in base alle necessità dei pazienti e alla progressione della malattia. Oltre alla L-Dopa, gli inibitori della Mao (come rasagilina, selegilina e safinamide) stanno assumendo un ruolo sempre più importante, mentre gli agonisti della dopamina (apomorfina, pramipexolo, ropinirolo) vengono prescritti in modalità più selettiva. Un altro dato interessante riguarda la diffusione degli inibitori della catecol-O-metiltransferasi, che rappresentano circa il 4% dei trattamenti, e gli anticolinergici vengono utilizzati nell’8% dei casi, soprattutto nei pazienti più giovani con sintomi predominanti di tremore muscolare-nervoso.

La diffusione dei trattamenti non è omogenea in tutto il Paese. Liguria, Abruzzo e Marche sono le regioni con la più alta concentrazione di pazienti in trattamento, mentre Lombardia, Emilia Romagna e Trentino mostrano numeri inferiori. Questo gap è in parte legato alla distribuzione della popolazione anziana. L’accesso alla terapia può variare anche in base alle politiche sanitarie delle amministrazioni locali e alla disponibilità di farmaci e accessibiltà a centri specialistici.

Secondo i dati di Iqvia Italia, il numero di pazienti diagnosticati con il “morbo” di Parkinson nell’ultimo anno è di circa 309mila, mentre il numero di pazienti che hanno iniziato il trattamento per la prima volta è di 16mila. Una tendenza che appare in linea con la letteratura scientifica internazionale, ma che suggerisce l’esigenza di un monitoraggio costante dell’evoluzione della malattia e delle strategie di trattamento..

Il Parkinson non è solo una malattia da contrastare, ma una condizione psicologica che influenza la vita quotidiana delle persone e il loro rapportarsi con la società. L’aumento delle diagnosi nelle fasce di età più giovani richiede un cambiamento di modi di vedere la questione. Non basta parlare di trattamenti farmacologici, è necessario un modello di cura che garantisca un supporto reale e concreto ai pazienti e anche alle loro famiglie. E’ fondamentale rafforzare i percorsi di cura multidisciplinari che includano non solo neurologi, ma anche fisioterapisti, psicologi e assistenti sociali per “riabilitare” l’essere umano, significa quindi dover affrontare difficoltà motorie, impatti sulla sfera affettiva e lavorativa, e la necessità di adattare se stessi a una realtà mutevole. La vera sfida ( e la più grande) non è solo trovare il farmaco giusto, ma creare un sistema che accompagni il paziente affrontando con un sostegno costante il percorso della malattia.

 

 

(Fonte: ADNKronos)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.