La firma definitiva sarà siglata solo lunedì con il ministro Adolfo Urso, dopo le assemblee dei lavoratori Beko che devono approvare o respingere la bozza di intesa dai sindacati e dall’azienda nella notte dopo dodici ore di confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy. Alla fine dello scorso anno la multinazionale degli elettrodomestici di proprietà del gruppo turco Arçelik aveva annunciato più di 2 mila esuberi e la chiusura di diverse fabbriche e linee di produzione In Italia. Oggi il quadro è differente con una riduzione di oltre 700 esuberi.
L’ipotesi di accordo quadro con i sindacati (Fim, Fiom, Uilm, Uglm, Filcams, Fisascat, Uiltucs ed Ugl terziario) prevede esuberi quasi dimezzati, 300 milioni di investimenti per il triennio 2025-2027, la reindustrializzazione dello stabilimento di Siena, che sarà acquistato da Invitalia e dal Comune toscano, oltre a un piano di incentivazione all’esodo volontario che arriverà fino a 85mila euro, 24 mesi di Cgis e il ricorso a percorsi di ricollocamento. Non ci saranno licenziamenti collettivi e tutti gli stabilimenti avranno una missione.
In particolare a Cassinetta di Biandronno, in provincia di Varese, si faranno i prodotti da incasso per la cottura e la refrigerazione, a Melano, provincia di Ancona, si produrranno pianí di cottura a gas, radianti e induzione, a Comunanza, provincia di Ascoli Piceno,si assembleranno lavasciuga e di lavasciuga-lavatrici da incasso di alta gamma, a Carinaro, in provincia di Caserta, ci sarà il polo europeo per le parti di ricambio e gli accessori e il centro di ricondizionamento per gli elettrodomestici usati. Siena sarà l’unico stabilimento che chiuse, ma l’intesa prevede un puntuale percorso di reindustrializzazione che coinvolgerà sia il ministero, attraverso Invitalia, sia il Comune.
Il lavoro è da sempre una incognita che attanaglia lo spirito di persone volenterose che chiedono solo di mantenere la propria dignità.
(Fonte: Resto del Carlino)

