Il mercantile “Vlora”, che proveniva da Cuba a Durazzo, fu preso d’assalto da una folla di disperati che costrinse il comandante Halim Milaqi a fare rotta verso la Puglia. Oggi l’anniversario.
Enrico Dalfino, il sindaco di Bari l’8 agosto del 1991 si ritrovò dinanzi alla nave mercantile Vlora carico di 20mila migranti albanesi che fuggivano dal loro paese per cercare la libertà in Italia approdando sulle coste baresi, disse: “Sono persone, persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro unica speranza».
Un flusso di gente che non si era mai visto prima. Mai così tanti, tutti insieme, accalcati l’un l’altro come sardine, avevano affrontato il mare e cercato accoglienza in Italia. Quando la nave attraccò nel porto di Bari, alla vista appariva un tappeto umano che copriva ogni angolo della nave. Tanti bambini a bordo. Quello sbarco fu una svolta epocale per l’Italia. Già nei mesi precedenti e più precisamente a marzo erano arrivate a Brindisi cinque navi e una decina di barche per un totale di 23mila immigrati.
L’assalto al mercantile a Durazzo,poi rotta verso Bari
Il mercantile, che proveniva da Cuba (dove era arrivata il 7 agosto) e trasportava canna da zucchero, una volta arrivato a Durazzo fu preso d’assalto da una folla di disperati (alcuni erano anche armati) che aveva divelto le recinzioni del porto (dove non c’era più alcun presidio di polizia) e dopo essere saliti a bordo della Vlora aveva costretto il comandante Halim Milaqi a fare rotta verso Brindisi, per lasciarsi alle spalle le macerie del passato regime comunista. Il viaggio però terminò a Bari. «Eravamo ammassati gli uni agli altri e il caldo era insopportabile», raccontò ad un poliziotto uno dei tanti ragazzi a bordo della Vlora.
Sono passati 33 anni da quel fatidico giorno, da quello sbarco che ha segnato l’inizio delle migrazioni di massa verso l’Italia( definita anche invasione), rimanendo insuperato per numero di persone che si spostarono su una sola imbarcazione.
Le autorità si ritrovarono in poche ore ad organizzare e gestire un’imprevista emergenza umanitaria . Tra le tante possibilità prese in considerazione fu deciso di portare i migranti allo stadio della Vittoria. La maggior parte di loro, già dal giorno seguente, iniziò ad essere rimpatriata. Circa 1500 persone riuscirono a restare in Italia dopo aver fatto richiesta di asilo politico, in oltre duemila riuscirono a sfuggire al controllo delle forze dell’ordine.
In quei giorni complicati la cittadinanza di Bari dimostrò uno spirito di accoglienza e solidarietà molto forte, incarnando quello slancio di umanità racchiuso nelle parole del sindaco Dalfino.
Le celebrazioni a Bari
Come ogni anno la città di Bari ricorda questa data storica con una cerimonia. Nella mattinata di giovedì 8 agosto il sindaco Leccese consegna le chiavi della città allo scrittore Mario Desiati e in serata, a San Girolamo, si terrà un momento di riflessione sull’accoglienza e l’integrazione, con la presenza di varie personalità e la presentazione di una gigantografia del famoso scatto dello sbarco dei profughi. L’evento è organizzato da un comitato di cittadini italiani e albanesi di Bari e San Girolamo, che promuove i valori di amicizia e accoglienza.
E’ di oggi la notizia del 65esimo suicidio in carcere. Si tratta di un detenuto albanese.
(Corriere del Mezzogiorno)

