Sono stati i vicini di casa a salvare lei e i suoi figli chiamando i Carabinieri.
Una donna di 30 anni, di nazionalità marocchina, costretta a vivere segregata in casa, insieme ai suoi due bambini di uno e due anni, vittima di continui e ripetuti maltrattamenti da parte del compagno, un 30enne anch’egli marocchino, con precedenti penali, è stata liberata dai Carabinieri nella sua abitazione di Rotondi, in provincia di Avellino.
I militari, dopo aver ricevuto la segnalazione da parte dei vicini di casa, evidentemente per le urla dovute a percosse e maltrattamenti inferte da chi è abituato a fare della violenza il proprio segno distintivo, hanno monitorato l’abitazione e quando dall’interno hanno sentito quindi urla e pianti, hanno fatto finalmente irruzione. L’uomo, violento fino all’ultimo, si è addirittura scagliato contro i Carabinieri intervenuti dalle Stazioni di Rotondi e Cervinara.
Uno dei militari ha rimediato ferite guaribili in sette giorni.
La donna, in un profondo stato di prostrazione e con ferite in diverse parti del corpo, guaribili secondo i sanitari in 25 giorni, è stata affidata ai medici del 118. Il marito dopo essere stato condotto in caserma, è stato arrestato per maltrattamenti e lesioni domestiche.
Mi duole ammettere che non sarà questo certamente l’ultimo episodio di violenza domestica perpetrato ad opera di mariti-padri-padroni che ritengono la vita dei propri familiari più un oggetto che una affettività. Episodi del genere vanno ripetendosi non solo in quell’Italia arcaica che permane in una sub-cultura patriarcale nostrana, ma anche di importazione.
(fonte: Ansa)

