Un terzo del nostro cibo viene sprecato, mentre milioni di persone soffrono la fame. È giunto il momento di risvegliare l’urgenza dello spreco e di riscrivere la narrazione. Insieme, possiamo nutrire il mondo e forgiare un futuro in cui nessun pasto vada perduto e tutti prosperino.

Circa un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo umano va perso o sprecato ogni anno.
I rifiuti alimentari contribuiscono all’8% delle emissioni globali di gas serra.
Il costo economico dello spreco alimentare nel mondo è di circa 1.000 miliardi di dollari all’anno.
Negli Stati Uniti, quasi il 40% del cibo non viene consumato, con uno spreco di risorse pari a 218 miliardi di dollari.
Le famiglie europee scartano in media 70 chilogrammi di cibo a testa all’anno.
Nel Regno Unito, le famiglie sprecano circa 4,5 milioni di tonnellate di cibo all’anno.
I Paesi in via di sviluppo presentano livelli di spreco alimentare inferiori rispetto ai Paesi più industrializzati.
Le famiglie australiane smaltiscono ogni anno circa 298 chilogrammi di rifiuti alimentari.
I rifiuti alimentari domestici generano un’impronta di carbonio equivalente a quella di circa 37 milioni di automobili.
Lo spreco di cibo nelle famiglie comporta un notevole spreco di acqua, equivalente a tre volte il volume del lago di Ginevra.

Invisibile, ma innegabile. Una crisi sempre più grave attanaglia silenziosamente la nostra società globale, nascosta dietro gli scaffali luccicanti dei supermercati e i resti dei nostri pasti luculliani. È una crisi che si estende ben oltre i confini delle nostre tavole, raggiungendo il cuore del degrado ambientale e della disuguaglianza sociale. Non parliamo d’altro che dello sconcertante dilemma dello spreco alimentare.

Mentre saziamo la nostra fame e soddisfiamo i nostri desideri culinari, è facile trascurare la sorprendente verità che quasi un terzo della produzione mondiale di cibo va sprecato. Sì, avete letto bene. Un terzo. 

In un mondo in cui milioni di persone vanno a letto affamate ogni notte e le nostre preziose risorse naturali si stanno esaurendo a un ritmo allarmante, questo colossale sperpero di cibo è a dir poco una “farsa morale” ed ecologica.

Ma i numeri sono in grado di rivelare l’entità del problema. Preparatevi, perché le statistiche che stiamo per svelare illumineranno gli angoli bui dello spreco alimentare e vi faranno dubitare della sanità mentale delle nostre abitudini di spreco. L’essere umano è capace di sprechi indicibili, eppur veri.

Dalle montagne di prodotti scartati alle discariche che pullulano di tesori commestibili, ogni statistica racconta una storia di opportunità perdute, di un impatto ambientale sconcertante e dell’urgente necessità di un cambiamento.

Questo è un viaggio sconvolgente nel regno delle statistiche sullo spreco alimentare. Preparatevi a un’esplorazione che metterà in discussione le vostre percezioni, accenderà un senso di responsabilità e vi inviterà a diventare un catalizzatore per la trasformazione. 

“Lo spreco alimentare non riguarda solo il cibo che buttiamo via, ma anche tutte le risorse che sprechiamo insieme ad esso”. – Dana Gunders( direttore esecutivo di Refed, “rinutrito”).

È tempo di affrontare la spietata verità, perché solo riconoscendo il problema possiamo sperare di trovare soluzioni sostenibili e forgiare un futuro più luminoso ed equo per tutti.

Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), nel 2016 circa il 10,7% della popolazione mondiale, ovvero circa 815 milioni di persone, soffriva di denutrizione cronica.

La stragrande maggioranza di questi individui risiede in Paesi a reddito medio-basso. Sorprendentemente, anche nei Paesi sviluppati ci sono ancora 11 milioni di persone che soffrono di denutrizione.

Le regioni a reddito medio-basso ospitano la maggior parte della popolazione mondiale che soffre la fame, con una notevole riduzione del 42% della sotto-nutrizione dal 1990-92 al 2012-2014. Tuttavia, nonostante questi progressi, la sotto-nutrizione globale è aumentata nel 2016, segnalando una tendenza preoccupante.

Ben 793 milioni di persone, pari a un individuo su nove, soffrono di denutrizione e non hanno cibo sufficiente per sostenersi.

In Australia, lo spreco di cibo ha un impatto economico di 20 miliardi di AUD (14,8 miliardi di dollari) all’anno.

La Francia spreca circa 10 milioni di tonnellate metriche di cibo ogni anno, il che ha portato all’attuazione di leggi e iniziative per combattere lo spreco alimentare.

Lo spreco di cibo in India raggiunge circa 67 milioni di tonnellate metriche all’anno, il che ne fa il Paese con il più alto spreco di cibo a livello globale.

Il Canada genera circa 11,2 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari all’anno, contribuendo alle perdite economiche e allo stress ambientale.

La Spagna scarta ogni anno circa 7,7 milioni di tonnellate di cibo, sottolineando la necessità di migliorare le pratiche di gestione e distribuzione degli alimenti.

La Cina contribuisce a quasi un terzo dei rifiuti alimentari globali, sprecando circa 35 milioni di tonnellate all’anno. 

Il Giappone deve affrontare un costo economico annuale stimato in 5.300 miliardi di yen (47 miliardi di dollari) a causa degli sprechi alimentari.

Gli Emirati Arabi Uniti sostengono un costo economico annuale di circa 13 miliardi di AED (3,5 miliardi di dollari) a causa degli sprechi alimentari.

Lo spreco di cibo aumenta la pressione sui sistemi agricoli, portando alla deforestazione, alla distruzione degli habitat e alla perdita di biodiversità.Il costo dell’energia incorporata sprecata a causa degli scarti alimentari è stimato in circa R1 miliardi, che rappresenta una stima combinata delle spese per il gasolio e l’elettricità.
L’impronta di carbonio del cibo sprecato è stimata in circa 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, accelerando il cambiamento climatico e le conseguenze ad esso associate.

Lo spreco alimentare, se quantificato come Paese, sarebbe il terzo più grande emettitore di gas serra a livello globale, dopo solo gli Stati Uniti e la Cina.

(Fonte: Marketsplash)

Da Nicola Gallo

Partenopeo, diploma di Maturità Classica (Lic.Stat. G.B.Vico), Laurea in Scienze Politiche conseguita presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Frequentazione parziale di Belle Arti. "Per aspera ad Astra, ad Astra ad Infinitum". Informare è un dovere, è un diritto. Informare ed essere informati, per il bene di tutti.

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